TRENTO. L’inizio è stato piuttosto in sordina. Pochi gli attivisti, ancora meno i residenti. E per forza. Era sabato, faceva un freddo becco, con il vento che spegneva sul nascere ogni idea. Anche quelle rivoluzionarie.

Nel corso della giornata del 21 gennaio il vento non si è fermato, ma allo scalo Filzi l’umanità è arrivata. Alla fine, attorno alla polenta organizzata per pranzo, c’era una settantina di persone, tra simpatizzanti, no Tav, membri dei comitati, residenti e pochi espropriandi, perché la maggior parte di chi ha trovato un accordo con le Ferrovie non ha più voglia di parlarne.

Il presidio no Bypass è partito l'altroieri: sarà - questo è l’obiettivo - un punto di riferimento per tutti quelli che vorranno informarsi o mettere in atto azioni di protesta contro il progetto di circonvallazione ferroviaria.

Un presidio per ora aperto tutti i sabati, grazie alla disponibilità di Daniela Odorizzi, la titolare della vicina officina, che ha dato il permesso di installare il gazebo e piantare le bandiere.

Quelle no Tav, che sventolano altissime. E quelle colorate dei comitati, “ResisTrento”. Ieri non era la giornata dei discorsi: «No, questo è un incontro per noi, per conoscerci, e per decidere tra noi come usare questo presidio - spiega l’avvocato Cianci - certo è l’inizio di una serie di iniziative, che abbiamo in cantiere. La più importante è l’incontro dell’11 febbraio che faremo, convocando tutti i danneggiati del bypass. Significa non solo gli espropriati, ma anche quelli che rischiano di avere rumori, vibrazioni, o il lavoro comunque vicino a casa». Rincara la dose Michela Bonafini, che al presidio è arrivata con la bandiera gialla dei comitati. Per adesso sono tutti insieme, culture politiche diverse, e anche obiettivi diversi - c’è chi non vuole proprio l’alta velocità, e chi come la rete dei Cittadini chiede un tracciato diverso - per il momento uniti dalla rabbia verso il progetto che avanza e pronti a mettersi di traverso.

Lo si fa, anche se la tristezza appare evidente, soprattutto quando si fa il conto di San Martino, dove ormai la partita degli espropri si sta concludendo: «Sì, ma non è giusti, ci sono espropriati di serie A e di serie B, l’Aci può restare dov’è fino a giugno, altri devono andare via a marzo - sbotta Michela Bonafini - e anche le famiglie che hanno firmato, sia chiaro, spesso lo hanno fatto perché si sono sentite costrette, c’era una pressione fortissima. Ci si incontrava per strada e terrorizzati chiedevano cosa fare, perché a tutti si diceva che o firmavano o con l’esproprio avrebbero ottenuto meno. Si sono sentiti tutti quasi costretti a sottoscrivere, sotto spavento. E mai c’è stata una visita da parte del sindaco. Noi eravamo solo un intralcio nel progetto».

Ma loro hanno tutta l’intenzione di restare ad intralciare: oggi, lunedì 23 gennaio, ci sarà l’incontro promosso dalla Rete dei cittadini a Gardolo. In attesa dei prossimi eventi.