Il dibattito sui simboli del passato torna al centro della scena cittadina. Tra opere d’arte e propaganda, emerge la necessità di una scelta condivisa. Conservare spiegando o rimuovere: la memoria come responsabilità pubblica
La vittoria elettorale del 1948 salvò la libertà degli italiani, contribuì a fermare l’Armata Rossa accampata a Salisburgo e le truppe dell’orrore delle foibe di Tito, in agguato in vista dell’Isonzo.
Alcide Degasperi, un uomo solo, fu protagonista 80 anni fa, della ricostruzione materiale e morale dell’Italia travolta dalla guerra perduta, che fece perno su quel partito con lo scudo e la croce, intuito prima della Grande Guerra quando a Trento, nella sua Trento, si scontrava ogni giorno con le idee e le dottrine dettata del giornale, quel “Il Popolo” di sicura fede socialista, di Cesare Battisti, Ernesta Bittanti e per un certo tempo - breve ...
L'indimenticabile sindaco di Trento dal 1964 al 1974, che combattè come volontario aggregato all'Esercito americano contro i nazisti, fu protagonista nell'immediato dopoguerra anche di tre episodi poco noti ma significativi: dialogò con il leader Dc nella Roma appena liberata poi anche a Rovereto
Alcuni mesi prima, il 28 gennaio 1926, Alcide Degasperi aveva rassegnato le dimissioni da direttore per il crescere delle minacce sempre più cupe, rivolte alla moglie e alle giovanissime figlie
Nel secondo dopoguerra si intrecciarono due vicende di grande rilievo: la prima ideata dalle donne del Partito comunista italiano per aiutare l'infanzia, l’altra firmata da Alcide Degasperi e proposta, forse imposta dal Belgio
Il 27 gennaio del 1945 alle 8 del mattino, una pattuglia di soldati a cavallo dell’Armata Rossa, avanguardia nell’offensiva Vistola-Oder che puntava su Berlino, superato un bosco si trovò di fronte ad un esteso campo ricoperto di neve indurita dal gelo con un fitto reticolato che s’allungava a perdita d’occhio e ad un cancello di ferro. Era quello del campo di sterminio nazista di Auschwitz, sormontato dalla scritta “Arbeit macht frei”, il ...
Dalla penombra della guerra perduta gli italiani videro emergere Alcide Degasperi, “personaggio inconsueto e che proprio per questo più rassicurante dei santoni prefascisti e dei tonitruanti tribuni. Paziente, calmo, refrattario alla retorica, fervente cristiano, era abituato alle strettezze di un bilancio familiare quasi da fame sopportato negli anni della Grande Guerra, poi nell’era fascista che lo aveva relegato in galera per ordine di ...