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VAL DI SOLE. «È una situazione insostenibile. Se non si trova una rapida soluzione per la gestione degli orsi, siamo costretti ad abbandonare la pratica secolare dell'alpeggio». Questo l'ennesimo grido di aiuto (e rabbia) che gli allevatori della Valle di Sole lanciano a mezzo del proprio presidente Sergio Panizza all'indomani del nuovo episodio di predazione da parte dell'orso a danno di tre bovine in alpeggio in Val Comasine.
In precedenza il plantigrado aveva ucciso una vitella in Valpiana e tre (oltre ad una dispersa) in Val Saviana a danno dell'azienda agricola Matteo Stablum di Vermiglio, portando così a sette il numero di capi predati in pochi giorni.
Che l'orso rappresenti un reale problema per l'esercizio dell'alpeggio è risaputo ma nonostante se ne parli non si è riusciti a trovare una soluzione. Gli allevatori chiedono interventi rapidi in caso di accertate predazioni.
«Non è possibile che si debba aspettare che un orso compia 20 o 30 predazioni prima di adottarne la rimozione - dice Panizza - Oltre al valore dei capi di bestiame che, anche se in parte risarcito, riversa sull'allevatore le spese per il recupero e smaltimento delle carcasse, comporta un ulteriore esborso per ripristinare il patrimonio aziendale in modo da soddisfare il numero di capi imposti dai parametri relativi all'alpeggio. Dobbiamo garantire anche la sicurezza a chi opera in malga - continua il presidente degli allevatore Panizza - che sono spesso famiglie con bambini come nel caso della malga in Val Comasine, i quali vivono e si muovono a stretto contatto con gli animali e quindi a rischio quotidiano. La problematica è in mano alla Forestale e questa è in capo alla Provincia - precisa ancora - ma riteniamo coinvolga l'intero territorio e che deve essere risolto tutti assieme, dalla politica agli amministratori locali al mondo dell'economia e del turismo. È pur vero che questo lavoro ce lo siamo scelti- conclude il rappresentante degli allevatori - ma se non ci sono le condizioni possiamo anche smettere di farlo perché né gli orsi né i lupi e tanto meno i cinghiali li abbiamo voluti noi».
Per quanto riguarda i cinghiali che stanno devastando i prati a danno della fienagione, Panizza anticipa che è stato concordato un piano di abbattimento che si spera vada in porto a breve.Con rabbia ma non certo rassegnazione auspica che gli allevatori non vengano lasciati soli ad affrontare il problema ma coinvolga tutta la comunità trentina per sensibilizzare la quale c'è già chi ha ipotizzato una discesa in massa a Trento.


