SAN MICHELE ALL’ADIGE. La morte di una donna trentina deceduta dopo la puntura di una zecca ha riacceso l'attenzione su un rischio che, soprattutto durante l'estate, accompagna le frequentazioni di boschi, prati e aree verdi. Ma quanto sono pericolose le zecche? Quali malattie trasmettono? E come ci si può proteggere? A fare chiarezza è Annapaola Rizzoli, responsabile dell'Unità di Ecologia applicata della Fondazione Edmund Mach.

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Dottoressa Rizzoli, dopo il recente caso di cronaca molti si chiedono quale sia oggi la situazione zecche in Trentino.

«In Trentino sono presenti circa dieci delle quaranta specie di zecche segnalate in Italia. La più diffusa e rilevante dal punto di vista sanitario è la zecca dei boschi, Ixodes ricinus. È presente in numerosi ambienti, dal fondovalle fino ai 1.400-1.600 metri di quota, occupando stabilmente le aree forestali, le zone di transizione ricche di cespugli, il sottobosco e i terreni incolti. L'attività di ricerca dell'ospite, e quindi il rischio di morso, si concentra generalmente tra marzo e ottobre».

Il cambiamento climatico ha modificato la diffusione delle zecche?

«Sì. I cambiamenti climatici stanno favorendo l'espansione delle zecche sia in quota sia verso nuove aree geografiche. Inoltre stanno prolungando il periodo di attività nella ricerca dell'ospite, aumentando le occasioni di contatto con l'uomo anche per il crescente numero di persone che frequentano gli ambienti naturali».

Ci sono zone della provincia più interessate di altre?

«Le zecche sono presenti sulla maggior parte del territorio provinciale, ma risultano più abbondanti nelle aree caratterizzate da maggiore umidità e dalla presenza di cespugli e boschi di latifoglie».

Quali sono le principali malattie trasmesse dalle zecche in Trentino?

«Le principali infezioni sono la borreliosi di Lyme e l'encefalite virale da zecche (TBE). La malattia di Lyme è un'infezione batterica che può colpire la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni. Se non viene curata può assumere un decorso cronico. Non esiste un vaccino, ma la malattia può essere trattata con una terapia antibiotica mirata dopo una corretta diagnosi».

E per quanto riguarda la TBE?

«La TBE, encefalite da zecca, è una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale. Nel 30% dei casi possono comparire inizialmente sintomi influenzali che, in alcune persone, possono evolvere con manifestazioni neurologiche. La malattia può essere prevenuta con la vaccinazione, che in Trentino viene offerta gratuitamente ai residenti».

La morte della donna ha creato molta preoccupazione. È corretto dire che la puntura di una zecca può essere facilmente mortale?

«No. Per quanto riguarda la TBE, il tasso di mortalità del ceppo europeo presente in Trentino è generalmente inferiore al 2% nelle persone non vaccinate. Per la borreliosi di Lyme, invece, i casi di mortalità sono molto rari».

Le zecche sono presenti solo nei boschi?

«No. Possono sopravvivere e riprodursi anche nelle città, dove trovano condizioni favorevoli come parchi urbani, giardini e altre aree verdi».

Quali sono le regole più importanti per prevenire le punture?

«È consigliabile indossare abiti coprenti e di colore chiaro, utilizzare scarpe chiuse e repellenti specifici, camminare al centro dei sentieri evitando il contatto diretto con l'erba alta e con i cespugli e controllare accuratamente il corpo, gli indumenti e gli animali domestici al rientro da un'escursione».

Se si viene punti, come bisogna intervenire?

«La zecca deve essere rimossa immediatamente con una pinzetta, esercitando una trazione costante e delicata oppure un movimento rotatorio. Successivamente è necessario disinfettare la zona e monitorarla per almeno trenta giorni».

Quali sono gli errori da evitare?

«Non bisogna mai applicare olio, alcol, benzina o smalto, perché potrebbero indurre la zecca a rigurgitare saliva potenzialmente infetta».

Quando è opportuno rivolgersi al medico?

«Se compaiono sintomi simil-influenzali, come febbre e mal di testa, oppure un arrossamento circolare che tende ad allargarsi, il cosiddetto eritema migrante, è importante consultare tempestivamente un medico. L'incubazione può infatti essere anche molto più lunga di trenta giorni».