TRENTO. «Mi era già capitato in passato di essere morso da zecche: le toglievo e basta. Evidentemente non erano infette. Ma nel 2023 sono finito in ospedale per la Tbe e da allora non posso più fare ciò che facevo prima. Non posso andare a pescare in certi posti, ad esempio, perché non riesco più a camminare bene». Luigi Borzaga, di Romeno, aveva 67 anni e nessun problema di salute («Ho lavorato per 44 anni, sono sempre stato in forma e non ho mai fumato né bevuto») quando tutto cambiò.

«Quel giorno mi sono accorto della zecca e l'ho tolta come ho sempre fatto. Tutto è iniziato con una febbricola e con tanta debolezza, e poi mi veniva sangue da naso, una cosa stranissima. Sono andato all'ospedale di Cles perché facevo fatica a reggermi in piedi e ho spiegato che ero stato morso da una zecca. Non ero vaccinato. Mi hanno fatto gli esami, ma non era emerso nulla. Sempre più debole, nei giorni seguenti sono andato dalla dottoressa di base che mi ha mandato subito al pronto soccorso del Santa Chiara: lì mi hanno fatto gli esami del sangue e anche il prelievo del midollo».

La diagnosi è arrivata dopo qualche ora: Tbe da morso da zecca, che ha portato prima la mielite, che ha colpito la gamba sinistra, poi l'encefalite. «Non ricordo nulla delle due settimane che ho passato in ospedale - prosegue l'uomo - a parte che non riuscivo a mangiare perché mi infastidiva il profumo del cibo. Mi hanno detto che la prima settimana sono stato tra la vita e la morte e che mi hanno curato con il cortisone perché non ci sono altre cure. I medici dicevano che bisognava vedere come reagiva l'organismo».

Accanto a lui ci sono sempre state la moglie, Loretta Abram, e le tre figlie. Dall'ospedale Santa Chiara Luigi Borzaga è stato poi trasferito a Villa Rosa per la riabilitazione. «Ero sulla sedia a rotelle e avevo grossi problemi per quanto riguarda le abilità cognitive» spiega.

Ad aiutarlo a ricordare quel difficile periodo è la moglie. «A Villa Rosa mio marito è stato per un paio di settimane per riprendere l'uso della gamba e poi la riabilitazione è proseguita per i successivi 5-6 mesi con visite settimanali anche con uno psicologo ed uno psicoanalista - spiega la donna - Mio marito ha avuto una forza di volontà immensa e ha iniziato a muoversi prima con il carrello e poi le stampelle. Ha superato anche il problema della mancanza di abilità cognitive e questo grazie alla vicinanza di tutta famiglia e degli amici che lo venivano a trovare. Aveva tante persone accanto, e sono state fondamentali. Tutto questo affetto lo ha salvato. Ma ciò che è accaduto ha lasciato conseguenze permanenti: a tre anni di distanza è rimasto claudicante e ha qualche strascico a livello cognitivo».

«Ho il 67% di invalidità - precisa Luigi Borzaga - ma nessun aiuto se non le visite mediche gratuite. I medici mi hanno detto che, dopo tutto quello che ho passato, sono immune dalle zecche. Intanto i miei familiari e tutti quelli che conosco si sono fatti il vaccino. Qualcuno in giro è contrario, forse perché non ha provato ciò che ho passato io: altrimenti cambierebbe idea».