VALLE DI DAONE. «Ogni anno è peggio». La voce si strozza nella gola di Fabio Delpero, pastore bresciano che con mille pecore sta in cima alla valle di Daone da 70 giorni e ha deciso di scendere anzitempo. Era triste l'anno scorso, ai primi di settembre, ed era sceso anche allora prima del previsto; quest'anno ha anticipato ancora di qualche settimana.

«Non ce la faccio più», mastica amaro. «Già quando siamo arrivati a Limes (nel cuore della valle, ndr) si sono fatti vedere i lupi, che mi hanno fatto scappare le pecore: una ventina non le abbiamo più ritrovate! Poi siamo saliti a Ervina ed è stato un calvario».

Ervina, pascolo ad un'oretta di cammino dalla diga di malga Bissina, là dove le proprietà bresciane e trentine si confondono a causa degli scherzi del destino: vendite e compravendite dei secoli scorsi, quando chi aveva bisogno (i trentini) vendeva e chi aveva quattro soldi (i bresciani) comprava. Così ci sono proprietà di Paspardo, Saviore e Cimbergo (Valcamonica) attaccate a quelle di Valdaone (Chiese).

È quassù ogni estate dal 2009 Fabio; prima c'era papà Vittorio. Ne ha da raccontare. Prima il rapporto con il sindaco di Paspardo, cui Fabio ha chiesto invano una teleferica per tirar su il materiale. «Capisci che spendo 28.000 euro per 70 giorni? Sai cosa mi ha detto? Che mi prenda due asinelli per portarmi su la roba. Così, oltre all'affitto, ho dovuto pagare pure l'elicottero per portare su le reti, le batterie per salvare le pecore dai predatori». L'esasperazione sale parola dopo parola.

«Se va avanti così, le montagne se le gestiranno loro! Il collega di una malga vicina aveva addosso un orso: negli ultimi giorni sono diventati due. Ho paura che arrivino anche da me».Non fa pause Fabio Delpero, e tu, seduto alla scrivania, nel tuo studio, ti chiedi: è vita quella dentro un "loculo", come lo chiama senza tanti giri il pastore? «Ma chi si credono?», allusione agli amministratori, «divi di Hollywood? Si fanno vedere belli, organizzano i giri con la Vespa. E noi? Sai che ho fatto quattro viaggi portando a spalle le reti? Due viaggi li ha fatti anche Andrea, il figlio di Pierino che mi ha dato una mano».

Pierino, ossia Mantovani, che definire l'ultima istituzione della Valle di Daone è riduttivo, è scomparso pochi anni fa. Andrea ha ereditato da papà l'amore per la "valle dei ginepri", come l'aveva nominata il Pierino nei suoi libri. Ripete la domanda Fabio: è vita questa? «Due settimane di sole che pareva di essere nel deserto. Poi tre settimane di acqua. Se non ci fossero i predatori potresti stare in baita e lasciare gli animali liberi di arrangiarsi: uno si mette sotto una pietra, altri sotto le piante. In questa situazione, invece, devi sempre essere vigile all'aperto. Roba da prendere la polmonite!».Ne ha per tutti Delpero. «Quando i lupi mi hanno fatto scappare le pecore i forestali mi hanno detto: "Vedrai che tornano". Ma come fanno a tornare? Scappano nei boschi finché si fermano dopo due o tre chilometri, stremate, e muoiono. E poi ci danno pure le indicazioni: 'Vi raccomando, non andate a dire in giro che ci sono i lupi e gli orsi, che la gente si spaventa". Si spaventa? E noi?».

Ha un motto di malinconia il pastore. «Erano altri tempi. La montagna era nostra. Oggi sono interessati a pulire i sentieri per i turisti: per noi pastori non c'è più spazio. Il pastore che sta a Gelino (altra malga in cima alla valle) aveva due orsi a 50 metri. I maremmani sono scappati. E la notte? Quando i cani abbaiano, fuori con la pila. Pare di essere in guerra. Lago Campo e Re di Castello andate a vuoto. L'anno prossimo - vaticina - andrà vuota anche Gelo. No, guarda - conclude secco - non è vita: 70 giorni di m...!». E la parola cade pesante come il piombo.