BORGO CHIESE - Si avvicina il tempo dell'alpeggio, dell'antico rito che porta le mandrie verso le quote più fresche. Una pratica sempre meno diffusa, eppure fondamentale per il territorio e per la qualità dei prodotti che arrivano sulle tavole. Nelle Giudicarie e, più in generale, in tutto il Trentino, però, le difficoltà crescono anno dopo anno: lo confermano le testimonianze di Alessia Fantoma e Luca Radoani, dell'azienda agricola "La Cugna", di Borgo Chiese.

«La nostra azienda, completa di caseificio, nasce nel 2019, dalla passione che mi ha trasmesso mio prozio Giulio» racconta Radoani, alla guida di una realtà che oggi alleva esclusivamente vacche di razza Rendena, ormai in via di estinzione.

«Abbiamo una trentina di capi - prosegue Fantoma - Tutto il latte che produciamo viene trasformato nel nostro caseificio. Vendiamo i nostri formaggi nel punto vendita aziendale, nei negozi della valle e alle strutture ricettive. Partecipiamo con i prodotti anche a manifestazioni ed eventi di promozione locale».

L'alpeggio resta un pilastro dell'azienda. «Storicamente qui si va in alpeggio - spiegano -. Da metà giugno a metà settembre, per circa 95 giorni. Attualmente siamo a malga Serolo, nel comune di Borgo Chiese».

I vantaggi sono evidenti: gli animali stanno meglio, trovano pascoli più freschi, e il prodotto cambia radicalmente. «In malga mangiano solo erba, senza fienaggi, e questo si sente nei formaggi. Inoltre non c'è bisogno di gestire i liquami e si contribuisce al mantenimento del territorio in quota».

Non mancano le difficoltà. Il meteo imprevedibile, la burocrazia e, soprattutto, la mancanza di personale disposto a trascorrere tre mesi in montagna. Una difficoltà così marcata da spingere l'azienda a cercare sul web, risultato decisivo.

«Abbiamo trovato due ragazze dalla provincia di Lucca. Hanno 22 e 23 anni, vivono nello stesso paese e cercavano un'esperienza in montagna: una è laureata in caseificazione, l'altra in zootecnia. Arriveranno a metà giugno e resteranno con noi tutta la stagione. Luca sarà fisso con loro in malga -- conclude Alessia -- mentre io mi muoverò tra la malga e il negozio, dove abbiamo anche un punto vendita estivo».

Pesano pure le tensioni legate alla fauna selvatica. «I grandi carnivori - ammette Luca - ci danno davvero da pensare. I cinghiali rovinano il pascolo e siamo sempre in allerta per orsi e lupi. Su territori così vasti non si possono fare recinzioni e il problema si amplifica. La mancata gestione del lupo ha portato ad averlo ovunque. Anche la selvaggina ne risentirà, soprattutto i piccoli».

Nonostante ostacoli e preoccupazioni, il lavoro in montagna continua a regalare soddisfazioni profonde. «A fine stagione, quando vedi una malga vasta come la nostra completamente pascolata, anche nei punti più impervi, la soddisfazione è enorme».

Il riscontro arriva anche dai consumatori: «I formaggi dello scorso anno stanno finendo, ne abbiamo pochi rimasti in cantina. C'è molta attenzione e il passaparola porta clienti nuovi».

Per la coppia il richiamo della montagna, nonostante tutto, continua a essere più forte delle difficoltà. E l'alpeggio sopravvive proprio grazie alla determinazione di chi crede ancora che la qualità dei prodotti e la cura del territorio passino da queste pratiche.