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Gravidanza e parto,

gli infermieri rivendicano un ruolo

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Gli infermieri rivendicano il loro ruolo nel percorso nascita e invocano a gran voce l'introduzione della figura dell'infermiere di famiglia.
In una nota della presidente del collegio Ipasvi Luisa Zappini il Collegio invita la politica a cambiare l'approccio del dibattito in corso. «Si deve prendere in considerazione non solo il momento del parto, bensì tutti i nove mesi di gravidanza e il puerperio. Solo in questo modo, chiamando in causa tutti i professionisti che operano sul territorio, si potranno ottenere risposte risolutive e non interventi tampone».

Gli infermieri chiedono programmazione. «Servono dati reali sui bisogni di salute dei cittadini, per avere un quadro limpido delle vere esigenze. Il presupposto dal quale partire è che nessuna mamma vuole partorire dove non ci sono le garanzie di trovare professionisti preparati, nella teoria e nella pratica. Da ciò deriva la necessità di differenziare l'offerta: la gravidanza a rischio deve essere gestita solo in centri di secondo o terzo livello, in grado di aiutare prontamente i bimbi che nascono prima del termine o hanno bisogno di cure intensive».

Gli infermieri ricordano che la gravidanza è un evento positivo, non una malattia. «Non si può ridurre il discorso alla manciata di giorni trascorsi in ospedale. Gli infermieri, in quest'ottica, sono una risorsa insostituibile perché, per loro mandato professionale, accompagnano la persona in tutto il suo percorso di vita. Per questo è necessario potenziare il territorio: la figura dell'infermiere di famiglia, che già conosce i futuri genitori, i servizi territoriali e gli altri professionisti dell'equipe, è perfetta per adempiere a questo compito di assistenza "diffusa"».

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