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TRENTO. Pene complessive per 13 anni e mezzo e multe per 35mila euro: per 11 dei 12 imputati (una posizione risulta infatti stralciata) si è concluso con un patteggiamento il processo per traffico e detenzione di stupefacenti nel territorio della Valsugana. Le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Borgo e coordinate dal pm Davide Ognibene, avevano portato all'arresto su ordinanza di custodia cautelare di soggetti italiani e stranieri fra i 23 ed i 38 anni, ritenuti responsabili di oltre 1.200 episodi di cessione di droga.
Il blitz era scattato all'alba del 24 giugno 2025 con l'intervento anche dei cani antidroga e dell'elicottero dell'Arma che aveva a lungo sorvolato la collina di Susà di Pergine, dove si trova l'edificio ex Artigianelli, ora in fase di demolizione. L'imponente struttura - in uno stato avanzato di degrado - era diventata un punto di riferimento per il gruppo di spacciatori, che utilizzava un capanno nelle vicinanze per nascondere lo stupefacente.
La presenza a Susà di giovani estranei alla comunità aveva destato sospetti nei residenti, che si erano rivolti ai carabinieri. L'indagine era partita dall'individuazione di due soggetti ritenuti i principati fornitori per la Valsugana di cocaina e hashish; grazie ad attività di pedinamento e con l'ausilio delle intercettazioni, i carabinieri avevano ricostruito i loro contatti delineando tra Pergine, Levico e Borgo una fitta rete di spaccio.
Qualche episodio di cessione di stupefacenti era stato registrato a Civezzano, dove vive uno degli imputati, nonché a Caldonazzo e Calceranica, mentre Pergine era il punto di riferimento per lo stoccaggio della droga, in una casa privata e nel capanno fra i campi di Susà. Questi i nomi degli imputati che hanno patteggiato: Adam Belhareth, Eros Ugo Galler Bisset, Almiri Ibrahimi, Adil El Jaad, Zakaria Mouadine, Mohamed Lakthar Ouartani, Ilyes Hammi, Xhevdet Rakipi, Andy Mattevi, Giuseppe Ignarro, Sofiene Amairi.In un anno e mezzo di indagini i carabinieri hanno sequestrato oltre mezzo chilo di cocaina e due chili di hashish.
Identificati oltre 260 clienti, fra cui alcuni minorenni in cerca di "fumo" e molti professionisti con il vizio della "polvere bianca". Lo spaccio avveniva per strada, nei pressi delle stazioni e, all'occorrenza, anche con servizio a domicilio. Sono diciannove complessivamente gli episodi contestati relativi alla detenzione e alla cessione delle sostanze. Agli imputati il giudice Gianmarco Giua ha riconosciuto le attenuanti generiche, dato l'impegno alla partecipazione a percorsi presso il Serd, alla riparazione del danno, alla buona condotta processuale, alle condizioni di vita, e concesso la sospensione condizionale della pena (solamente ad un imputato è stata sospesa la pena detentiva, ma non quella pecuniaria).
I 1.600 euro complessivi rinvenuti dagli investigatori nella disponibilità di due imputati vengono confiscati: il giudice ha valutato che «non ci sono spiegazioni in ordine alla lecita provenienza» e che «tale denaro, pur modesto, risulta ascrivibile ad una non isolata e non occasionale attività di spaccio».


