Valle dei Laghi / Il caso

Cementificio delle Sarche, i dati raccolti da Appa e azienda: con il forno riacceso emissioni limitate

Nel primo mese di produzione a regime non si sono registrate sospensioni dovute a problemi relativi all'inquinamento e stando ai monitoraggi i numeri sono ampiamente al di sotto dei limiti di legge. Ma il fronte critico sulla riattivazione dell'impianto non si fida e non si arrende

PRODUZIONE Dopo i test si va a regime, ma continuano le proteste
L'AZIENDA «Questo è un vulcano industriale, abbbiamo tutte le autorizzazioni»
OPPOSIZIONE
in corteo per dire no ai fumi del cementificio: verso un'azione legale

di Giorgia Cardini

SARCHE. Lo stabilimento di Italcementi è fermo dal 23 giugno. Ma lo stop è esclusivamente tecnico. Per capirci: nessun allarme, né fumi o nuvole di polvere che facciano pensare a uno sforamento di limiti e a un fermo imposto dall'alto.Italcementi, interpellata sulle ragioni dello stop ha chiarito che «l'impianto di cottura è attualmente fermo perché, come tutte le attività industriali, rispetta una sua tabella di marcia prestabilita legata alle esigenze produttive».

Dopo i problemi rilevati in aprile, inoltre, non si è verificato in questo primo mese di produzione a regime alcuna altra sospensione dovuta a problemi relativi alle emissioni inquinanti che invece, stando ai monitoraggi avviati e ora pienamente in corso, sono ampiamente al di sotto dei limiti di legge.

Questo dicono il monitoraggio delle polveri sottili Pm10 effettuato tramite la centralina di Sarche gestita dall'Appa e quello delle emissioni rilevate a camino da Italcementi, che ha iniziato a pubblicarne il report giornaliero tramite link sul sito del Comune di Madruzzo.

Non mancano le sorprese, da questo punto di vista. Considerando che la produzione di clinker nel cementificio è iniziata da circa un mese a regime, e che fino a inizio aprile i forni non erano neppure stati accesi, salta all'occhio che il 16 marzo la centralina ha rilevato una concentrazione di 56 microgrammi per metro cubo, che è il dato in assoluto più elevato tra il 5 febbraio e il 22 maggio, ultimo giorno a cui arrivano i controlli pubblicati finora da Appa. Per intenderci, da 51 a 100 l'indice di qualità dell'aria è scadente, da 36 a 50 moderato, da 21 a 35 discreto e da 0 a 20 è buono.Ora, prima che Italcementi riaccendesse i forni ci sono stati quattro giorni di aria scadente (oltre al 16 marzo, il 19 febbraio, il 17 e 30 marzo), sette giorni di aria moderata (con valori compresi tra 36 e 48 microgrammi per mc), ventidue giorni di aria discreta (con un range tra 22 e 33) e ventidue di aria buona (tra 5 e 18).Invece, dopo l'accessione dei forni (e qui sta la "sorpresa") è andata persino meglio: nessun giorno "scadente", 1 solo "moderato", 10 giorni di qualità "discreta" dell'aria e ben 34 di qualità "buona".

Conferma poi la rilevazione fatta direttamente da Italcementi e pubblicata sullo stesso sito comunale dal 12 giugno, che le emissioni di PM10 a camino sono praticamente pari a zero (media emissiva della giornata).Insomma, le lavorazioni non inciderebbero dal punto di vista delle polveri sottili sulla qualità dell'aria in zona e il direttore di Appa Enrico Menapace conferma: «I sistemi di abbattimento delle polveri montati da Italcementi sono veramente efficaci e all'avanguardia».

E prosegue: «Per quanto riguarda le PM10, le emissioni nelle nostre valli sono da sempre fortemente condizionate da altri fattori, prima di tutto i sistemi di riscaldamento, le stufe a legna soprattutto».

Oltre alle PM10, vengono rilevate a camino anche le emissioni di sostanze chimiche: ammoniaca (l'unica che presenta una prestazione emissiva considerato appena "sufficiente" in alcune giornate), carbonio organico totale, biossido di azoto, ossido di azoto, monossido di carbonio, acido cloridrico. Per tutti questi comonenti, le rilevazioni dicono che le emissioni sono ampiamente sotto i limiti fissati dalle normative.

Buone notizie, dunque? Pare di sì, ma il fronte critico sulla riattivazione del cementificio non si fida e non si arrende. Il consigliere provinciale Alex Marini chiede alla Provincia nuovamente di sottoporre a Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) l'impianto rispetto alla vicinanza della Zona speciale di conservazione (Zsc) Lago di Toblino alla luce del fatto che non risultano mai essere state adottate delle linee guida specifiche a livello provinciale per la Vinca.

Lo stesso Marini ha poi presentato un'altra interrogazione, più generale, che riguarda l'aggiornamento dell'inventario delle emissioni in provincia di Trento, posto che l'art. 22 del decreto legislativo 155 del 2010 prevede che «gli inventari delle regioni e delle province autonome siano predisposti con cadenza almeno triennale». L'ultimo, qui, risale invece al 2015: in 7 anni è cambiato il mondo, e non in meglio, per le emissioni clima-alteranti.

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