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TRENTO. Prima il controllo e le violenze fisiche e psicologiche nei confronti della convivente, poi lo stalking denunciato dall'avvocato che ha rimesso il suo mandato. Sono questi i contorni di due procedimenti separati, ma connessi fra loro, che hanno visto come unico protagonista lo stesso indagato, un trentenne di origine albanese, residente in Trentino.
L'uomo, oltre a essere accusato di maltrattamenti nei confronti della compagna, è stato denunciato per stalking e minacce nei confronti del professionista che lo seguiva d'ufficio, reo, secondo la ricostruzione, di aver chiesto un fondo spese per il servizio prestato.
Tutto è partito dalla prima vicenda, legata ai maltrattamenti della compagna, allora ventenne, che era riuscita a chiedere aiuto, ponendo fine a quanto avrebbe subito per anni. Stando all'accusa, nel periodo compreso tra il 2022 e la fine del 2024, si sarebbero susseguiti pesanti insulti denigratori e aggressioni fisiche che avrebbero provocato nella giovane uno stato di ansia costante, oltre a gravi lesioni.
Il culmine sarebbe arrivato nel dicembre 2024, quando il trentenne, sferrandole un pugno al volto, le avrebbe rotto il naso. Un episodio che si sarebbe aggiunto a una serie di presunte violenze, tra cui il lancio di piatti e altri oggetti da parte dell'uomo.
Ancora più grave, secondo quanto ricostruito negli atti, sarebbe stata la limitazione della libertà personale a cui la giovane sarebbe stata sottoposta quotidianamente. L'uomo le avrebbe impedito di coltivare relazioni e rapporti con altre persone, costringendola a chiudersi in casa e a consegnargli il telefono per controllare messaggi e comunicazioni.
Sarebbe arrivato anche a imporle di guardare verso il basso quando si trovava in presenza di altre persone e persino per strada, dove non avrebbe potuto salutare nessuno.
Dopo la denuncia e l'attivazione del Codice rosso, il Tribunale di Trento ha disposto nei confronti dell'uomo la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa.
È a questo punto della vicenda che si inserisce il secondo procedimento, sempre a carico dello stesso indagato. Al centro c'è la segnalazione dell'avvocato nominato d'ufficio, che sarebbe stato minacciato dal proprio assistito dopo avergli chiesto il pagamento di un fondo spese.
A quella richiesta, secondo l'accusa, sarebbero seguiti ripetuti contatti e minacce nei confronti del professionista, riconducibili a una condotta persecutoria. L'avvocato ha quindi sporto querela e rimesso il mandato.
Se per il procedimento relativo ai maltrattamenti inizialmente sembrava profilarsi la strada del patteggiamento, l'indagato ha ora scelto di procedere con il rito abbreviato.


