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TRENTO. La puzza dà fastidio, ma dalle parti del Magnete non è quello il problema. Quella puzza non è solo motivo d'irritazione. La gente inizia a preoccuparsi. Perché è impossibile non fare uno più uno: quella puzza - «sembra odore di bruciato, ma non di legna, diverso» - è iniziata quando è ripreso lo scavo per la bonifica del rio Lavisotto. Il collegamento non è provato ma è probabile, e quindi la gente si è messa in allarme. Perché là sotto c'è roba che fa male. E la paura è che l'odore sia il sintomo che la terrà ha buttato fuori qualcosa che si vuole resti là dentro.
Da qui, sabato, la manifestazione improvvisata - un passa parola organizzato un po' in fretta venerdì pomeriggio - alla rotatoria del Bren center.
In strada, e nell'erba della rotonda, un gruppo variegato: i militanti No Tav, ma anche alcuni abitanti dei Solteri e i cittadini del comitato TrePuntoZero, che riunisce residenti dei Solteri, del Magnete e di Centochiavi. Il nesso, tra la puzza di questi giorni e il progetto di circonvallazione ferroviaria, è evidente: se la bonifica del rio Lavisotto crea problemi, perché non immaginare che ne crei di peggiori il cantiere - che sui medesimi terreni insiste - per la realizzazione dei nuovi binari? A spiegare il senso della protesta sono gli stessi attivisti: «l'odore che da un paio di settimane si sente nella zona del Magnete è stato identificato come creosoto, sostanza che si può ricavare industrialmente dalla distillazione del catrame di faggio e usata tra l'altro come conservante del legno, ad esempio nelle traversine dei treni.
I movimenti che hanno rimesso in circolo la sostanza sono probabilmente quelli della bonifica del rio Lavisotto» scrivono i comitati, che hanno contattato l'Appa, subito intervenuta.
«L'episodio - spiegano gli attivisti - non può non sollevare inquietudine in previsione dei previsti cantieri della trincea dove dovrebbero scorrere i nuovi binari della mezza circonvallazione ferroviaria. Se è bastato lo scavo di una piccola frazione di quei terreno per liberare miasmi di una sostanza tossica e riconosciuta dall'Airc probabile cancerogeno, cosa succederà se verranno avviati i cantieri previsti che prevedono l'asporto di minimo 48 mila metri cubi - sottostima di Rfi ma probabilmente ci avviciniamo ai 100 mila metri cubi -di terreno inquinato?».
Questo è il nocciolo del problema. E ovviamente a spaventare non è tanto il creosoto, ma il piombo tetraetile dell'ex Sloi. In quel gruppo pronto a dare battaglia c'erano posizioni diverse: dai No Tav che sono per l'opzione zero ed escludono la necessità di una circonvallazione ferroviaria, a chi la vorrebbe sì ma su un altro tracciato.
Ma tutti sono concordi su una cosa: quel pezzo di città ha pagato un prezzo alto all'espansione del mondo dei consumi. E adesso chiede progetti di vivibilità. «Io sono qui perché con la salute non si scherza, sono qui perché sono preoccupata per i lavori nei cantieri inquinati» sbotta una signora. E un'altra, anche lei del quartiere: «Ragazzi, non giochiamo con la salute. L'odore si sentiva dalla rotatoria, e anche lungo via Brennero».
Chiedono la bonifica integrale, «per consegnare alle generazioni future un ambiente risanato» e contestano l'ipotesi di messa in sicurezza, «ovvero il sarcofago in cemento, che permetta di seppellire l'inquinamento e andare avanti con le speculazioni». Soprattutto, citano tutti l'ultimo bollettino medico, che riporta lo studio sugli ex lavoratori Sloi, e l'accorciamento medio della vita di 14 anni. Un dato impressionante, che anche l'Adige aveva riportato, settimane fa. E che adesso, mentre dalla terra escono gli odori, lascito di una stagione industriale senza regole né controlli ambientali, comincia a fare paura. C. Z.


