La tragedia/Trento

Freya e Federico, vite spezzate a pochi metri da casa. Accertamenti sulla velocità della moto

Lo schianto in via Venezia, si cercano riscontri alle prime testimonianze: «Correva a più di 140 km all’ora»

IL FUNERALE Addio commosso a Federico Pezzè
IL LUTTO Due famiglie distrutte dal dolore
SICUREZZA Sgomento e dolore, appelli alla sicurezza stradale
GALLERY Le immagini dell'incidente in via Venezia

di Leonardo Pontalti

TRENTO. Stava tornando a casa, Aliya Freya Macatangay: giovedì sera (28 settembre) la sedicenne è stata falciata mentre dalle case di via del Corallo stava per iniziare la discesa verso la Busa e il lungo Fersina, per raggiungere il condominio di viale Bolognini. È morta a un chilometro e mezzo da casa, dopo essere stata centrata dalla Triumph di Federico Pezzè, 22enne di San Donà.

Anche lui stava tornando a casa, anche a lui mancavano poche centinaia di metri per raggiungere l'abitazione di famiglia di fianco alla chiesa parrocchiale. Anche lui a casa non ci è più arrivato.Una duplice tremenda tragedia che sta straziando due famiglie e decine e decine di amici. E sulla quale ora la polizia locale del capoluogo sta cercando di fare luce. Di certo Federico Pezzè stava viaggiando a una velocità molto più elevata rispetto al limite dei 50 orari presente in quel tratto di strada.

In queste ore le testimonianze hanno parlato di una velocità superiore ai 140 orari ma sul punto dovranno pronunciarsi gli agenti del corpo di via Maccani dopo aver acquisito dati che ora sono ancora al vaglio.

Anche la regolazione del semaforo e la condotta delle due vittime ha contribuito in maniera determinante a portare alla tragedia di via Venezia. Anche in questo caso non ci sono ancora indicazioni definitive e inequivocabili, ma quanto emerso dall'esame dei numerosi impianti di videosorveglianza presenti nei pressi del luogo dell'incidente (almeno tre: quello della stazione di servizio Q8, quello dell'officina Pucher e quello della scuola guida Alba) lascia supporre una doppia, fatale leggerezza da parte della sedicenne e del ventiduenne.

La giovane non avrebbe atteso di avere il verde pedonale, che sarebbe giunto di lì a pochi istanti ed ha iniziato ad attraversare le strisce, salendo sul monopattino - dopo aver atteso a bordo strada reggendolo - finché il traffico veicolare aveva ancora luce arancione. Potrebbe essere stata proprio la luce arancio, in procinto di scattare sul rosso, intravista da Federico Pezzè all'uscita della leggera curva verso destra da cui si entra nel rettilineo del Corallo, a spingerlo ad accelerare. Forse non avvedendosi della presenza in centro strada di Aliya Freya Macatangay, forse vedendola ma non riuscendo né a frenare né ad evitarla.

Quel che è accaduto subito dopo è purtroppo tragicamente noto: l'impatto tra la moto e il monopattino è stato devastante, con la sedicenne che è stata sbalzata sulla parte frontale della moto fuori controllo, diretta verso il muretto che separa la via dal parcheggio della pizzeria. Lì l'impatto ha proiettato la giovane nel parcheggio e il ventiduenne a terra, con la moto che ha proseguito la propria corsa fino al tornante soprastante.

La procura, con il magistrato di turno Maria Colpani, è stata informata dell'accaduto ma al momento non vi è alcuna inchiesta: l'autorità giudiziaria sta valutando come procedere, ma in questi casi - purtroppo con la morte del reo - rende superflua l'apertura di fascicoli. Ciò non toglie che proseguiranno gli accertamenti per ricostruire con esattezza l'accaduto, con la duplice tragedia che non potrà che avere un seguito giudiziario dal punto di vista civile.

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