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VALLAGARINA - La bici è un veicolo economico, anche nel senso che porta soldi. Le istituzioni ci hanno messo tanto per capirlo ma alla fine ci sono arrivate. A tal punto che il Trentino sta investendo molto denaro per apparecchiare piste ciclabili protette che richiamano famiglie da tutta Europa e anche oltre. C’è però un altro aspetto, estremo diciamo, che invoglia gli amanti delle due ruote leggere a fiondarsi tra i Murazzi e Borghetto per sfidare se stessi ma, soprattutto, la gravità. È un turismo diverso, che segue canali poco istituzionali anche se decisamente inseriti nell’epoca moderna. Stiamo parlando di siti Internet e chat specifiche per amanti del genere. Vuol dire che poco importa se il governo di turno vieta l’accesso a questi percorsi tanto siamo in Italia - questo pensano gli amici pedalatori del vecchio continente, soprattutto nel «rispettoso» Nord - e nessuno sarà punito.
Il Paradiso dei ciclisti, di quelli veri, coincide sovente con salite impossibili. Perché farsi del male, metaforicamente parlando, pedalando verso il cielo è un trofeo senza uguali. La Vallagarina, da questo punto di vista, vanta location invidiabili che, per assurdo, sono gettonate e sponsorizzate all’estero più che da noi. «Nemo profeta in patria» direbbero i latini e di fatto è così.
Chiariamo subito il concetto: la Vallagarina è una palestra incredibile per gli amanti della bici «rivoluzionaria» e «pericolosa». Tanto da aver convinto il Comune di Besenello, tre lustri fa, a firmare un divieto di accesso ai ciclisti sulla strada più gettonata dell’Unione dal Mediterraneo all’Artide. La salita della Scanuppia, infatti, rimbalza da anni sui siti specializzati di bikers innamorati della fatica che, indirettamente, promuovono un turismo da noi ancora sconosciuto. Fino al 2010, per capirci, quella erta pazzesca era meta di centinaia di appassionati da ogni angolo del pianeta. Il Comune di Besenello, però, come detto ad un certo punto ha posto il veto: troppo rischioso grattarsi il naso pedalando. Risultato: promozione del tracciato ma solo per pedoni che, per altro, fanno comunque una fatica becca a camminare in loco.
Il tragitto in questione, per entrare nel dettaglio, è lungo 7,5 chilometri e in un punto raggiunge addirittura una pendenza del 45%. La sua particolarità è che quel segmento d’asfalto è considerato la strada più ripida d’Italia e perfino d’Europa. Una definizione che l’ha reso mitico e, soprattutto, preso di mira dai pedalatori estremi. Salire alla Scanuppia, insomma, è una sfida personale più che una gara. E la sua fama deriva sia dalla pendenza record che dall’impossibilità di percorrerla in auto. La strada si arrampica dal fondovalle verso malga Palazzo, lo storico edificio rinascimentale sulla Vigolana. Farsi dei «selfie» e postarli, poi, rende unici ed eroici. Non a caso proprio il cartello che segnala la pendenza anomala della strada è diventato uno dei simboli più fotografati del percorso. Dopo, è vero, la pendenza scema ma resta comunque intorno al 20%, roba da paura.
Anni fa su questa rampa si sfidavano amatori in arrivo dall’Australia agli Usa e dalla Norvegia al Sudafrica. Poi, nel, 2008, ecco comparire il divieto. Il Comune motivò la decisione con i rischi di affrontare una pendenza del 45% su una strada in cemento molto stretta e tortuosa, in assenza quasi totale di banchine e di protezioni verso le scarpate. A questo si aggiunge poi il particolare contesto ambientale: la strada attraversa un’area protetta, in cui la tutela dell’ecosistema e delle specie che lo abitano - tra cui il gallo cedrone e il gallo forcello, ma anche camoscio e capriolo, aquila, francolino e martora - ha la priorità sul resto. Sperimentare il fascino di quella che viene considerata una delle strade più ripide d’Europa, insomma, è possibile ma bisogna farlo a piedi. E con una preparazione adeguata alla portata della sfida.
Nonostante il divieto, però, in tanti sfidano le leggi italiane per esserci, per salire su quel muro e, complice quella furbata che si chiama social network, postare la foto di rito con la didascalia «io c’ero»,
L’ordinanza del Comune, ovviamente, non prevede un cecchino pronto, metaforicamente s’intende, a sparare ai trasgressori. «Certo che no! - conferma il sindaco Walter Battisti - Sappiamo perfettamente che sono tanti quelli che arrivano in bici e si cimentano con quella salita. Come Comune, però, siamo obbligati a vietarlo perché è pericolosa proprio per la sua ripidità. Soprattutto perché chi sale poi scende e il rischio di farsi del male è altissimo. Ripeto, so perfettamente che in tanti arrivano da ovunque, soprattutto dall’estero, per scalare la salita più ripida d’Europa ma il divieto rimane attivo. É davvero una questione di sicurezza. Dispiace dover impedire questa scalata ma, ripeto, si vuole evitare che qualcuno si faccia del male».
Ma la Vallagarina offre altri elettrizzanti ostacoli che, rispetto alla Scanuppia, non sono vietati. Gli estremi, nel senso di pendenza da affrontare come sfida con se stessi (anche se da un punto di vista turistico è un richiamo forte per amici amanti della competizione), ci sono anche a Volano - la mitica salita verso il Finonchio con una pendenza del 10% - e la Sega di Ala che mette sul piatto della bilancia strappi del 20%. Meno conosciuta, ma tosta davvero con la fortuna di essere all’ombra visto che è tutta nel bosco, c’è poi la salita da Lenzima (Isera) al Monte Fae con il 18% che pesa su gambe e fiato. Diciamolo subito: indigeni che scelgono di pedalare su questi muri ce ne sono davvero pochi ma, pur non intercettati dai grandi operatori turistici, in Europa questi percorsi sono molto gettonati e commentati.


