TRENTO. Hanno dissotterrato l'ascia di guerra, gli esponenti del movimento "No all'inceneritore ai Lavini", riunitisi l'altra sera nel centro civico di Lizzana. La serata informativa, organizzata da Gloria Canestrini e dal consigliere comunale Gabriele Galli di Rinascita Rovereto, vuole coinvolgere l'opinione pubblica della città, contraria alla realizzazione di un inceneritore di rifiuti ai Lavini di Marco, «inquinante e antieconomico».

E fornire una proposta alternativa: migliorare la raccolta differenziata e realizzare un impianto meccanico come quello di Sidney. Un'iniziativa che vorrebbe ripetere il successo di quella degli anni Novanta, che costrinse l'allora presidente della provincia Lorenzo Dellai a fare marcia indietro sulla realizzazione di un inceneritore.Intendiamoci: si tratta di una guerra di controinformazione con volantini, serate pubbliche e manifestazioni.

«Bisogna svegliare la città - ha spiegato Gloria Canestrini -. Partiamo da Rovereto, ma coinvolgeremo tutta la provincia. Entro il 31 dicembre la Provincia deciderà se collocare la mole di rifiuti a Lizzana e poi avviare l'iter per l'inceneritore. Per conoscere le ragioni del "No" abbiamo invitato Claudio Della Volpe, già docente universitario di chimica, e Marco Ianes, consulente tecnico ambientale».

Quest'ultimo già protagonista della stessa battaglia d'opinione all'epoca del presidente della Provincia Lorenzo Dellai, che, sotto la pressione dei comuni di Lavis, Zambana, San Michele e Mezzocorona, rinunciò all'idea di costruire un inceneritore. Ma stavolta, è la convinzione degli organizzatori, il rischio è serio. Infatti le discariche di Monclassico e Imer sono state dichiarate chiuse. Poi c'è stato l'incendio di quella di Ischia Podetti. Perciò i rifiuti, spediti all'estero, «costano - si è detto nel corso del dibattito - 300 euro a tonnellata».

Come è noto ai Lavini sono depositate mille tonnellate di rifiuto residuo proveniente da tutto il Trentino. Il materiale è in attesa di essere smistato e inviato in inceneritori fuori provincia.

«In questa situazione il primo passo - ha spiegato Ianes - è aumentare la differenziata oltre il 73%. Non solo, le imprese devono produrre merci dai materiali più facilmente separabili. L'inceneritore è antieconomico, brucia gas insieme ai rifiuti. Oltretutto servono le discariche. Gli inceneritori producono una tonnellata di cenere ogni tre tonnellate di rifiuti. Perciò la soluzione è il trattamento meccanico, in grado di separare i rifiuti in modo più approfondito».

Nel frattempo un posto dove collocare i rifiuti si doveva pur trovare e alla fine l'Appa, l'Agenzia provinciale per l'ambiente, ha elevato la capacità di deposito dei Lavini da 5 a 6 mila tonnellate. La serata è servita soprattutto a contarsi, rilanciando la sfida alla giunta Fugatti. «In Val di Fiemme e di Sole - ha ricordato Galli - si ricicla fino al 90%».

Serve una nuova consapevolezza. Come ha spiegato il professor Della Volpe: «Si può controllare l'ambiente intorno a un inceneritore (che è una fregatura, perché produce poca energia e consuma molta acqua) con le api, usandole come sensori. Infine la combustione, producendo Co2 aumenta l'effetto serra».