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ALTO GARDA. Due righe appena che arrivano in coda a una lettera cui certo non fa difetto il burocratese: «Non appare dimostrato l'interesse legittimo di codesto ente, circa la registrazione del nome indicato. Pertanto l'opposizione presentata non può essere dichiarata ricevibile».
A scrivere è la dirigente del Dipartimento che presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, sta seguendo l'iter per il riconoscimento della Indicazione Georgrafica Protetta (I.G.P.) per la carne salda.
Con una missiva di questi giorni il ministero risponde alla prima richiesta giunta da «Garda Dolomiti» a fine dicembre, quando l'Apt ha presentato formale opposizione all'iter di registrazione della denominazione "carne salada" previsto dal regolamento europeo 1151/2012 che tanto ha fatto discutere operatori, amministratori, produttori e ristoratori nelle scorse settimane. In pratica il timore di chi produce, vende, somministra e serve in tavola la carne salada nell'Alto Garda è che il nuovo disciplinare proposto snaturi un prodotto fortemente identitario per la nostra terra, concedendo tra l'altro identico titolo alla carne prodotta in quasi tutto il Trentino.
Si sono levate molte voci preoccupate in Busa ma per ora il primo confronto nero su bianco si è concluso con una netto diniego opposto da Roma alle richieste altogardesane. E si tratterà di capire, nei prossimi giorni, se la risposta del ministero - che fa riferimento all'«interesse legittimo» dell'Apt - fa riferimento alla richiesta stessa o a chi l'ha avanzata.
«Stiamo cercando di far valere le nostre ragioni - commentava ieri Silvio Rigatti, presidente dell'Apt "Garda Dolomiti" - vogliamo sia riconosciuta la tipicità altogardesana della carne salada, anche in termini di ingredienti e metodo di vendita. La partita è ancora aperta e ci stanno lavorando anche gli avvocati. Non solo i nostro ma anche quelli dei produttori locali».
Oltre alle vie legali ci sono anche quelle della politica. Il consiglio comunale di Tenno, un paio di settimane fa, ha approvato all'unanimità una mozione che impegna il sindaco Marocchi a portare in discussione in tutti i consigli comunali dell'Alto Garda il problema dell'I.G.P. per la carne salada. Si vuole fare pressione su Trento e su Roma perché rivedano il disciplinare.
«L'iter è ancora in corso - commenta il sindaco Giuliano Marocchi - ma sembra non ci siano belle notizie da Roma. So che ci stanno ancora lavorando dei legali. Per quanto mi riguarda, cosi come da mandato ricevuto dal consigli, io ho coinvolto tutti i colleghi sindaci del territorio e assieme abbiamo inviato una lettera a firma unitaria alla Provincia e al Ministero chiedendo la sospensione dell'iter. Finora solo uno spiacevole silenzio. Ribadisco che il nuovo disciplinare sarebbe un grave danno per il nostro territorio che vede proprio nell'Alto Garda e Ledro la produzione del 70% del prodotto provinciale, senza contare la parte e numeri della ristorazione che rimane una nicchia di assoluta eccellenza. Rimaniamo disponibili ad un confronto e a spiegare le nostre ragioni e la nostra storia legata alla carne salada da ormai cinque secoli».


