ARCO. L'accorato appello di Giada Rigatti «vittima di stalking» è apparso venerdì 8 novembre sera sulla sua pagina Facebook, Giada Veg, e ha raccolto immediatamente migliaia di visualizzazioni e decine di condivisioni e commenti di solidarietà.

«Che tutti sappiano: nessuno sta facendo nulla. Lui mi sta cercando nel mio paese d'origine - scrive Rigatti, nata nel 1993 e cresciuta ad Arco anche se non più residente, autrice e professoressa di un liceo della zona - è arrivato a passare davanti al negozio di mio padre, a casa del mio compagno, a chiamare l'associazione per cui faccio volontariato. Visto che nessuno fa nulla, lascio questo, perché una volta mi ha accoltellata, la prossima non so se riuscirò a fare un video».

L'accoltellamento è avvenuto il 21 ottobre ma da allora niente si è mosso «e dunque ho deciso - ha spiegato ieri Rigatti - di pubblicare il video che ho registrato il giorno dopo il fatto. Sperando così che qualcosa o qualcuno si muova».Nel video si presenta e racconta la sua storia con una grave denuncia alle istituzioni che, secondo quanto riferisce, non si muovono a proteggerla.

«Sono Giada, un'autrice, una professoressa e sono una vittima di stalking. Cosa significa essere una vittima di stalking da più di due anni? Significa denunce, processi, abitare vicino al proprio stalker e non essere tutelati da nessuno. Perché nonostante sia in atto la legge 612 bis che tutela da molestie e stalking, purtroppo ad oggi ancora in Italia viene tutelato più uno stalker di una vittima. Come posso dire questo? Perché ieri sera, a seguito di un'ulteriore diatriba verbale, è successo questo».

E Rigatti mostra un braccio bendato: «E mi è andata bene - continua la donna attribuendo la ferita allo stalker - perché il mio stalker mi ha accoltellata al braccio. Mi hanno messo cinque punti. Lui però è ancora qui perché nonostante mi abbia accoltellato la procura ritiene che non sia sufficiente per un suo allontanamento. Perché quella che deve allontanarsi e cambiare vita sono io».

E continua: «Questo significa essere una vittima di stalking nel 2024 in Italia; questo significa quando parlano di femminicidi e di leggi a favore delle donne, della parità di genere che si insegna nelle scuole e che propinano tutti i politici per farsi dare i voti: questi miei cinque punti sono la tutela che ti dà lo Stato. Questi cinque punti che potevano essere ben altro. Nella sfortuna mi è andata bene». Il capitano Stefano Marchese della compagnia di Riva del Garda, ha riferito, al riguardo del caso della professoressa Rigatti, che «le indagini sono in corso e stiamo valutando la situazione».

Giada Rigatti però prova rabbia: «Sono arrabbiata con le istituzioni, con lo Stato; sono arrabbiata per essere rimasta in Italia quando avrei dovuto andarmene. Sono arrabbiata - dice nel video - perché vorrei dire a tutte le donne che sono tutelate nel caso di stupri e nel caso di stalking ma purtroppo in Italia non è così. Sono arrabbiata perché io non me lo merito. Ho sempre studiato, ho lavorato, ho quattro lauree con lode, lui è un disoccupato, è del 1961, si è invaghito di me e non hanno fatto nulla nonostante mi sia entrato in casa, nonostante mi abbia minacciato di morte, video e registrazioni che io ho consegnato. Nonostante lui si sia dichiarato colpevole al primo processo patteggiando col Pm, nonostante io abbia sporto una seconda denuncia che per legge doveva portarlo direttamente alle manette, lui è ancora qua.

Lui mi ha accoltellata e abita ancora qui. Quando ho chiamato la stazione dei carabinieri per chiedere delucidazioni mi hanno risposto che non c'erano gli estremi per un allontanamento. Chiedo a voi cittadini e cittadine italiane, un accoltellamento non valgono gli estremi per un allontanamento? Quante donne devono ancora morire prima che lo Stato proceda a fare qualcosa?»