Ospedali / Sanità

Lunga attesa al Pronto soccorso di Arco, poi si rivolge alla sanità privata. Apss: "Rispettate priorità e urgenza"

Dolori addominali e tempi lunghi per gli organici sempre più ridotti. Dopo quattro ore si va all’ Eremo: “Pago 132 euro e dopo un’ora esco con il mio referto”. L'Azienda: "Primo esame dopo 10 minuti"

APSS La ricostruzione della vicenda da parte dell'Azienda
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di Claudio Chiarani

ARCO. Si dice “toccare con mano” e fino a quando non tocchi il problema, la criticità, la necessità insomma, è solamente degli altri. Ma quello che noi abbiamo toccato con mano nel pomeriggio di venerdì scorso è da raccontare, anche se la criticità è da anni sotto la lente d’ingrandimento. Parliamo di sanità pubblica e di pronto soccorso all’ospedale di Arco. Togliamo ogni dubbio, però, visto che sui social chi non riesce a capire il senso si scaglia contro e a prescindere dunque diremo: Qui non si attaccano tecnici, infermieri, medici o personale addetto. Qui si “attacca” il sistema, con tanto di grazie a coloro i quali spendono la loro vita professionale nel cercare di migliorare la nostra quando stiamo male.

 

Crampi al basso ventre la causa che ci obbliga a chiedere al medico di base una visita urgente, un’ecografia nella fattispecie per cercare il motivo. È il primo passo che ci porta alle dodici e mezza a entrare al pronto soccorso di Arco. L’accettazione avviene alle ore 13.13 precise dopo una serie di altre criticità in cui sono “coinvolti” austriaci, tedeschi e molti residenti in Busa. In attesa mi chiedono di fare due gocce di pipì, espleto e consegno, mi siedo.

Alle ore 16.13 chiedo e ottengo di andarmene, la sala d’attesa non è vuota, anzi. C’è gente che sta lì dalle nove del mattino e ancora non sa nulla, criticità più urgenti hanno giustamente la priorità sul caso del sottoscritto. Dentro dicono ci sia un solo medico, dunque mi rendo conto che i miracoli non li può fare, ne lui ne chi gli deve dare una mano. E di quanto ho sentito in tre ore d’attesa vi risparmio i contenuti, credetemi. Da molti residenti, personalmente conosciuti dal sottoscritto da diversi anni.

 

16.30 entro nella Casa di Cura Eremo, pochi metri dall’ospedale, chiedo e mi dicono che il loro dottore potrebbe visitarmi per l’ecografia alle 16.45, si è reso libero un posto, non esito e mi sposto al vicino Centro Bellaria. Pago 132 euro e dopo un’ora esco col mio bel referto. In serata il medico di base sostituto del mio che voglio citare, il dottor Pietro Bertoldi che ringrazio di tuto cuore, mi chiama per dirmi che visto il referto delle analisi (dunque una cosa buona almeno è stata fatta al laboratorio analisi del pronto soccorso) ho un’infezione alle vie urinarie. Mi dice che in farmacia c’è già la ricetta per l’antibiotico, alle 21 lo prendo, lo ingoio e sabato mattina sto già meglio, i dolori sono quasi spariti.

Scrivo sul mio profilo Facebook quanto accadutomi rivolgendomi all’assessore Stefania Segnana perché, scrivo, se uno non ha i soldi per un’ecografia o un referto rapido come fa? Magari un pensionato che vive (se ci riesce) con 600 euro al mese. L’attesa per sapere la propria salute e ottenere quanto di diritto è un “diritto” che non deve passare per ore in un pronto soccorso. Qualcuno mi ha scritto in privato, altri per farmi i complimenti ma, sinceramente, i complimenti li rivolgo al personale dell’ospedale che si fa in otto o più per dare assistenza a chi la chiede.

La Busa è grande, in estate raddoppia o triplica i residenti e noi si va avanti con un ospedale e un pronto soccorso degno ormai di un piccolo centro abitato. A forza di tagliare di qui e di là poi, la gente, s’arrabbia. Anche su questo la politica deve riflettere, magari chiedendosi perché quando si vota vanno a votare meno del cinquanta percento degli aventi diritto. Perché tanto, come diceva un vecchio detto, “cambiano i suonatori, ma la musica rimane quella.”

E, per concludere, vi postiamo quanto ricevuto da un operatore del settore di cui, per ovvi motivi, tuteliamo il nome: “Parlando del soccorso sanitario extraospedaliero, l’ambulanza, se la cavano creando fumo negli occhi con le foto dell’elisoccorso senza menzionare che in zona non c’è un’auto sanitaria mentre abbiamo solamente due/tre ambulanze per tutta la zona. Ho provato a “lamentarmi” con il primario di 118, una persona eccezionale, ma ho ricevuto solo risposte politiche, della serie “Lo sappiamo ma finché la politica non ci da soldi non possiamo fare nulla” mentre dall’altra parte fanno finta di non sapere… Ricordo che, ogni tanto su Facebook spunta un vecchio articolo degli anni ‘90 di un giornale locale (Adige o Trentino dell’epoca) dove dopo un incidente dov’era morta una ragazza chiedevano l’ambulanza con medico. Ad oggi non c’è nemmeno l’auto sanitaria dove da altre parti della provincia ne hanno addirittura due o tre sul territorio.”

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