MALÉ. Settembre in Val di Sole profuma di latte, erba d’alta quota e formaggi. È il momento in cui le mandrie rientrano dagli alpeggi e una parte della vita agricola della valle torna a valle, portandosi dietro tradizioni, saperi e prodotti che raccontano da generazioni il rapporto tra comunità e montagna. È proprio questo mondo a tornare protagonista del Cheese FestiVal di Sole, in programma dal 5 al 21 settembre 2026.

Il protagonista resta il Casolét, piccolo formaggio della tradizione solandra e riconosciuto come Presidio Slow Food, ma la rassegna va oltre la dimensione gastronomica. Il programma attraversa infatti i diversi momenti della stagione agricola, portando il pubblico dentro paesi, stalle, malghe e luoghi dove l’attività zootecnica e casearia continua a essere parte concreta dell’economia locale.

Il primo appuntamento sarà il 5 e 6 settembre a Ossana, con la Fera dei Sèt, tradizionale fiera del bestiame che accompagna il ritorno degli animali dai pascoli d’alta quota. Poi il calendario si sposterà in Val di Pejo, dove dall’11 al 13 settembre andrà in scena la Festa dell’Agricoltura, tra escursioni, degustazioni e iniziative legate alla cultura contadina. Al centro ci sarà anche la storica Fera de Cogol, con gli allevatori chiamati a presentare i propri capi e la proclamazione della “Miss Val di Pejo”.

Il programma proseguirà il 19 settembre a Malé con la Fera de San Maté, appuntamento che mantiene vivo il legame della borgata con la propria tradizione zootecnica. Nello stesso fine settimana, il 19 e 20 settembre, sarà invece la Val di Rabbi a ospitare Latte in Festa, dedicata al latte d’alpeggio e alle sue trasformazioni. Tra i momenti più caratteristici ci sarà la Desmalghjada, il ritorno delle mandrie dopo l’estate trascorsa in quota.

Dietro questi appuntamenti c’è una realtà agricola ancora significativa. In Val di Sole sono presenti 30 malghe, 23 delle quali vengono monticate durante l’estate, con le attività che si svolgono tra i 1.500 e i 2.000 metri di quota. Qui il latte viene trasformato secondo tecniche tradizionali in formaggi, burro e ricotte: una filiera corta che lega direttamente il prodotto al territorio e al lavoro degli allevatori.

In questo contesto il Casolét rappresenta quasi una sintesi della storia agricola della valle. Il suo nome deriva dal latino caseolus, «piccolo formaggio», e le forme tradizionali hanno dimensioni contenute, con un peso che si aggira generalmente attorno al mezzo chilo. Un tempo veniva prodotto soprattutto in autunno, quando le mandrie erano ormai rientrate dagli alpeggi, e destinato al consumo familiare durante l’inverno. Oggi è diventato anche uno dei prodotti identitari della Val di Sole, presente nella ristorazione e valorizzato attraverso iniziative che ne raccontano origine e lavorazione.

Il festival prova così a mettere insieme due dimensioni: quella della tradizione e quella della sopravvivenza economica della montagna. Dietro ogni forma di formaggio ci sono infatti allevatori, casari e malghe, ma anche la necessità di mantenere attiva un’economia che in quota incontra costi, fatica e condizioni di lavoro particolari.

«Dietro una forma di Casolét ci sono gli allevatori, le malghe, il lavoro dei casari e una conoscenza che si trasmette nel tempo», sottolinea Fabio Sacco, direttore dell’Azienda per il Turismo Val di Sole, evidenziando il ruolo della manifestazione nel portare questo patrimonio al di fuori dei luoghi della produzione. L’obiettivo, spiega, è anche sostenere la cultura della malga come presidio del territorio e creare opportunità per chi sceglie di continuare a lavorare in montagna.

La chiusura del Cheese FestiVal sarà affidata, il 21 settembre a Castel Caldes, all’Asta dei Formaggi di Malga, giunta all’undicesima edizione. Qui il formaggio diventerà protagonista di una sfida insolita: saranno battute 22 forme stagionate da uno a dieci anni, prodotte dalle malghe da latte della Val di Sole e di altre vallate trentine.

L’asta sarà anche l’occasione per raccontare una figura poco conosciuta al grande pubblico, ma decisiva per il risultato finale: l’affinatore. È colui che segue il formaggio durante la maturazione, conoscendo e regolando condizioni di temperatura e umidità per accompagnarne l’evoluzione e valorizzarne caratteristiche e profumi. Dopo la battitura è prevista una degustazione delle diverse annate. L’appuntamento inizierà alle 17.30 e sarà riservato a un massimo di 60 partecipanti, previa prenotazione.

È l’ultimo capitolo di una rassegna che, per tre settimane, porta in primo piano non soltanto ciò che arriva sulle tavole, ma soprattutto le persone e i territori che lo rendono possibile. Il Casolét diventa così il filo conduttore di un viaggio nella Val di Sole agricola: quella delle mandrie che rientrano dai pascoli, delle malghe ancora attive e di un patrimonio caseario che prova a trasformare la tradizione in una risorsa per il futuro della montagna.