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CLES. Studi d’agraria a San Michele, esperienza come casaro in malga, una ottima qualificazione a un concorso per casari, il posto fisso a Bolzano, non lontano da casa. Ma poi, a soli 23 anni, l’addio. Ora Angelo Brugnara Lorenzoni, nato a Cles, lavora in Norvegia, nel prestigioso caseificio di Hol Ysteri, che vanta premi in vari angoli di mondo.
Abbandonando l’Italia, Angelo ha scritto una lettera alle istituzioni, tra cui Giorgia Meloni. Una lettera pesante, dove afferma che per i giovani e il lavoro in Italia non c’è spazio, che i governi pensano più alle scadenze elettorali che al benessere della popolazione, che nonostante egli ami l’Italia è fuggito, come hanno fatto 500mila giovani italiani (dato Istat).
Perché lasciare un lavoro sicuro a Bolzano e spostarsi al nord?
«Le ragioni sono molte», risponde Angelo. «Una è il costo della vita. A Bolzano lo stipendio era di 1.900 euro al mese, ne pagavo 500 per una stanza. Poi con la mia compagna Quincy abbiamo deciso di vivere assieme, cercavamo un appartamentino. Non se ne trovavano, poi finalmente ne abbiamo scovato uno, 1.300 euro al mese più spese varie. Costo fuori di testa. Ho deciso di inviare in altri luoghi la mia disponibilità, subito è arrivata la proposta dalla Norvegia. Lì la vita costa di più, ma il mio stipendio è di 2.500 euro al mese. E con Quincy abbiamo trovato casa: un trilocale con due terrazze e vista lago, 900 euro d’affitto ma con tutto compreso, gas, luce, acqua, riscaldamento...».
Non è comunque la sola differenza.
«Certo che no. In Italia ci sono il padrone, quelli che comandano, quelli che lavorano. Qui si è una famiglia. Il datore di lavoro fa colazione assieme a noi e lavora con e come noi. Non c’è gerarchia ma condivisione».
La tua preparazione è stata apprezzata da colleghi e datore di lavoro.
«Sì, e poi tutti sono cortesi. Qui lavoriamo molto sul latte di capra, ho prodotto la prima mozzarella con questo latte, da queste parti. A molti è piaciuta, comunque si tratta di un nuovo prodotto, ci vorrà tempo».
Ma perché scrivere una lettera alle istituzioni italiane, intitolata “Cara Italia, dove sei finita”?
«Per spiegare perché l’ho lasciata. Dire a chi ha le leve del potere cosa sta succedendo. Credo che molti che hanno fatto una scelta simile possano dire le stesse cose. Non è possibile che ogni bambino che nasce abbia già un debito di 53mila euro, dato il deficit. Chiedo come si possa progettare una scuola moderna, la sanità o il lavoro se la politica non pensa alla prossima generazione».
Non è una presa di posizione contro questi o quelli. Nella lettera, piena di nostalgia per l’Italia, sei molto chiaro.
«Non chiediamo miracoli, ma responsabilità. L’Italia non è un paese da svendere né una terra di rassegnati. È la patria di chi lavora con fatica, di chi studia e crede ancora in un domani. Dobbiamo tornare ad avere un futuro».
Per intanto, il suo futuro Angelo lo sta costruendo lassù, assieme alla compagna Quincy, che a sua volta ha trovato lavoro in un albergo (stipendio doppio rispetto all’Italia...). Con la speranza di poter tornare in Italia, in futuro. Ma non in una patria che sembra aver dimenticato i suoi cittadini.


