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SAN MICHELE ALL’ADIGE. Studiare le zecche per capire dove e quando sono più presenti, prevenire i rischi sanitari e migliorare le previsioni sulla loro diffusione. È l’obiettivo del monitoraggio portato avanti dalla Fondazione Edmund Mach, che ha attivato una rete di siti di osservazione in Trentino a diverse quote e ha sviluppato anche una nuova applicazione per raccogliere informazioni direttamente dai cittadini.
La protagonista della ricerca è la cosiddetta “zecca dei boschi”, un parassita molto diffuso negli ambienti forestali e nelle aree con vegetazione e presenza di animali ospiti. «Inizia la sua attività appena le temperature salgono sopra i 7-10 gradi - spiega Valentina Tagliapietra, tecnologa dell’Unità ecologia applicata del Centro ricerca e innovazione della Fem -. Più la stagione inizia presto, più anticipatamente possiamo trovare questo parassita nell’ambiente».
Il cambiamento climatico, con inverni meno rigidi, sta modificando anche il comportamento delle zecche, che possono rimanere attive per periodi sempre più lunghi. Per questo la Fem ha scelto di mantenere sotto controllo aree distribuite lungo un ampio gradiente altitudinale: dai 300 metri di San Michele all’Adige fino ai 1.800 metri della Panarotta. «Vogliamo capire quando le zecche sono attive e in quali stagioni», aggiunge Tagliapietra.
Accanto al monitoraggio scientifico è nata anche ZeccApp, un’applicazione gratuita per smartphone che consente agli utenti di segnalare la presenza delle zecche in Trentino e nel resto d’Italia. Basta fotografare l’esemplare e inviare la segnalazione: lo strumento fornisce informazioni sulle specie presenti, sulle possibili malattie e sui comportamenti corretti da adottare.
«Abbiamo già raccolto centinaia di segnalazioni - spiega Francesca Dagostin, ricercatrice del Centro ricerca e innovazione Fem -. I dati raccolti, insieme alle immagini e ai questionari sui fattori di esposizione, permettono di migliorare i modelli previsionali del rischio sanitario».





