BOLZANO. Domani in Alto Adige più di 115 operatori sanitari non vaccinati non si potranno più presentare al loro posto di lavoro. Lo apprende l'ANSA dall'Azienda sanitaria che ha concluso l'iter di verifiche. L'atto di accertamento è già stato notificato agli operatori, che - in un primo momento - non potranno più lavorare nei reparti e poi rischiano la sospensione retroattiva. In Alto Adige il movimento no vax è molto radicato, anche tra il personale sanitario.

Il personale sanitario non vaccinato, che ha già ricevuto la notifica, da domani non potrà più lavorare nei reparti. L'Azienda sanitaria, nel giro di pochi giorni, verificherà la possibilità di demansionamento oppure smartworking. In caso di esito negativo la sospensione avrà effetto retroattivo, dal giorno della notifica dell'accertamento dell'inosservanza dell'obbligo vaccinale.

Il presidente Kompatscher aveva parlato ieri di «battaglia culturale». «Non è una sfida logistica o organizzativa, adesso convincere gli incerti è una battaglia culturale. Sappiamo che qui le posizioni no vax sono molto radicate», aveva commentato al al Corriere della Sera. «Siamo partiti benissimo, eravamo tra i primi per le somministrazioni - sottolinea - Questo significa che dal punto di vista logistico-organizzativo tutto ha funzionato alla perfezione. Ma sapevamo di essere un territorio dove le posizioni no vax sono più radicate, si sente l'influenza dell'area germanica. Adesso dobbiamo vincere una battaglia culturale».

Sugli over 60 e le categorie fragili, spiega Kompatscher, «abbiamo dati buoni. Adesso il problema sono nella fascia di età tra i 30 e i 50 anni, e anche tra i giovani. Come Provincia speriamo - dice - che il green pass, previsto per molte attività come le feste o le attività sportive, costituisca un incentivo perché alla lunga il test, anche autosomministrato, è una scocciatura". Per il presidente della provincia di Bolzano, "in questa fase non dobbiamo puntare a convincere la minoranza fondamentalista che mai si vaccinerà. Bisogna puntare sugli scettici, o meglio direi gli attendisti. Quelli che non sono ideologicamente contrari ai vaccini ma che si dicono che ora i contagi sono bassi, che pensano di vaccinarsi a settembre perché poi il green pass durerà più a lungo. A queste persone noi dobbiamo parlare chiaramente - dice - non dall'alto in basso. Chiarire i dubbi, andare verso di loro. Proprio per questo stiamo facendo eventi sul territori».