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Brusca frenata dell'industria

Persi 100 posti, 230 in cassa

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Brusca frenata della produzione metalmeccanica trentina, colpita dalla crisi mondiale dell’automotive e dalle tensioni sul commercio internazionale. Due grandi imprese, Acciaierie Venete di Borgo Valsugana e Sandvik di Rovereto, hanno chiesto la cassa integrazione ordinaria per un totale di 230 lavoratori. Qualche richiesta di sospensione del lavoro arriva anche da ditte artigiane. Ma soprattutto a rischiare sono i dipendenti a termine e in somministrazione, gli ex interinali: delle centinaia di precari utilizzati durante l’anno nel settore di punta dell’industria trentina, già a 100 non è stato rinnovato il contratto e molti altri arrivano a scadenza a fine mese, con prospettive incerte. C’è chi poi è arrivato al capolinea come la Schlaefer di Storo, 36 posti di lavoro di cui 30 già persi, che ormai solo formalmente non è in fallimento.

«Da molte aziende ci arrivano segnali di rallentamento degli ordini e della produzione - spiega Luciano Remorini, segretario della Fim Cisl - In Acciaieria, dove lavorano 104 dipendenti, è prevista la cassa integrazione ordinaria a singhiozzo. Problemi si registrano anche in piccole aziende dell’automotive della Valsugana. Alla Mahle di Gardolo, che lavora per il settore auto, più della metà dei 70 interinali a inizio anno non sono stati confermati».
Remorini insieme ai colleghi della Fiom Cgil e dell’Usb ha incontrato i dirigenti della Dana di Arco. «In Dana c’è un po’ di calo della produzione ma non ricorreranno a nessun ammortizzatore» precisa il sindacalista. In effetti l’azienda trentina della multinazionale Usa dei sistemi di trasmissione per veicoli, che fra Arco e Rovereto conta 800 addetti, fornisce il suo prodotto non al comparto auto in senso stretto ma a comparti come le macchine movimento terra meno toccati dalla crisi.

«Cali di produzione e di occupazione si segnalano però nella filiera Dana - afferma l’altro esponente della Fim trentina Paolo Cagol - Non si tratta solo dell’automotive, il rallentamento è generale». Stiamo parlando di un settore, quello metalmeccanico, di punta nell’industria trentina, che ha trainato la ripresa degli ultimi anni. «Ha chiesto cassa integrazione ordinaria anche la Sandvik di Rovereto, che conta 130 addetti - prosegue Cagol - e che ha appena realizzato grossi investimenti e stabilizzato tutti i lavoratori a termine».

La cassa ordinaria indica un rallentamento provvisorio che dovrebbe essere superato presto. Ma la Fim è preoccupata: «Stiamo facendo una rilevazione dettagliata sugli occupati a termine, che sono i primi a saltare. A fine mese scadono centinaia di contratti e non sappiamo se verranno confermati».

Intanto si avvicina al capolinea un’azienda metalmeccanica più piccola ma che ha occupato fino a 36 persone a Storo: la Schlaefer. Gli operai  sono da mesi senza paga né contributi e 15 di loro dall’inizio dell’anno si sono licenziati per giusta causa, portando a 30 su 36 i posti di lavoro già bruciati.

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