TRENTO. I danni provocati dai grandi carnivori in Trentino sono in calo, ma la partita resta tutt'altro che chiusa. Nei primi otto mesi del 2026 gli episodi complessivi sono stati 218, contro i 261 registrati nello stesso periodo del 2025 e i 363 del 2024. Significa una riduzione di oltre il 16% nell'ultimo anno e di quasi il 40% rispetto a due anni fa. Un dato che la Provincia legge come un segnale dell'efficacia delle misure di prevenzione, ma che non cancella le criticità ancora presenti sul territorio.

Il quadro è stato fatto oggi al Tavolo provinciale grandi carnivori, presieduto dall'assessore alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni. Al centro del confronto ci sono stati l'andamento dei danni, la situazione delle popolazioni di orso e lupo e le strategie per ridurre i conflitti tra fauna selvatica, attività economiche e comunità locali.

Il capitolo più significativo riguarda la zootecnia. Nel 2026 sono stati finora registrati 133 danni agli animali da allevamento: 85 hanno interessato ovicaprini, 21 bovini, 18 equini, 8 avicunicoli e uno un cane. Rispetto allo scorso anno, la diminuzione più evidente riguarda gli equini, scesi da 30 a 18 casi, e gli avicunicoli, passati da 11 a 8. Più stabile la situazione degli ovicaprini, con 85 episodi contro gli 88 del 2025. In controtendenza, invece, i danni ai bovini: 21 contro i 17 dell'anno precedente.

Ed è proprio sui bovini che si concentra una delle principali attenzioni della Provincia. Degli episodi registrati quest'anno, otto si sono verificati in Val di Sole, sette nelle Giudicarie, due in Vallagarina, due in Valsugana e due in Val di Ledro. In particolare, nelle zone di Peio e Vermiglio sono state posizionate trappole a tubo con l'obiettivo di catturare e dotare di radiocollare l'orso, o gli orsi, ritenuti responsabili delle predazioni.

L'identificazione degli esemplari è considerata un passaggio decisivo per capire come intervenire nei singoli casi e, se necessario, applicare le misure previste dal Pacobace, il piano interregionale per la conservazione dell'orso bruno nelle Alpi centro-orientali.

Nel frattempo continua il monitoraggio anche nelle aree dove la presenza dell'orso ha suscitato particolare attenzione durante l'estate. È il caso del Monte Bondone, dove è stato più volte avvistato un giovane esemplare. La Provincia sottolinea che non sono stati rilevati comportamenti pericolosi nei confronti delle persone. Proseguirà però il posizionamento dei cassonetti anti-orso, considerati uno strumento importante per ridurre l'attrattività dei rifiuti e prevenire l'avvicinamento degli animali agli insediamenti umani.

Il quadro della popolazione di orso conferma del resto una presenza ormai strutturata. Il dato preliminare sulla riproduzione nel 2026 indica 13-15 cucciolate, mentre un solo esemplare è stato trovato morto dall'inizio dell'anno, in Val Marcia lo scorso 15 aprile.

Sul fronte del lupo la situazione presenta invece elementi differenti. Il Tavolo ha affrontato anche la possibilità futura di definire forme di controllo della specie, alla luce dell'evoluzione del quadro normativo. Nel 2026 sono stati finora rinvenuti 14 lupi morti. Un dato che si inserisce in un contesto nel quale la presenza del predatore è ormai consolidata sul territorio provinciale e nel quale il tema dei danni agli allevamenti continua a rappresentare uno dei principali punti di confronto.

L'ultimo monitoraggio disponibile aveva individuato nel 2025 22 branchi certi di lupo in Trentino, in calo rispetto ai 27 del 2024, mentre i danni attribuiti alla specie erano risultati in aumento. Un andamento diverso rispetto a quello dell'orso, per il quale nel 2025 i danni erano scesi a 127, con una riduzione del 32% e un valore complessivo di circa 91 mila euro.

Per la Provincia, la diminuzione degli episodi registrata nel 2026 conferma comunque l'importanza della prevenzione. Recinzioni, cani da guardiania, monitoraggio, gestione dei rifiuti e informazione restano gli strumenti sui quali continuare a investire. L'obiettivo dichiarato dall'assessore Failoni è ridurre il più possibile le situazioni di conflitto e intervenire sugli esemplari che si dimostrano problematici o pericolosi.

«La coesistenza è l'unica soluzione», è la linea ribadita dall'assessore, che ha indicato nella prevenzione, nel monitoraggio, nell'informazione e nella gestione degli esemplari problematici i diversi livelli sui quali continuare ad agire.

I numeri raccontano dunque una situazione meno critica sul fronte dei danni rispetto agli anni passati, ma ancora complessa. Il calo complessivo non significa che l'emergenza sia superata: la concentrazione di alcuni episodi in specifiche vallate, le predazioni ai bovini e il confronto sulla gestione del lupo mantengono alta l'attenzione. E con la stagione autunnale alle porte, il monitoraggio sul territorio continuerà a essere uno degli elementi centrali della gestione dei grandi carnivori in Trentino.