Natura / Il caso

Caccia, si può sparare alla cesena per otto giorni in più: la Lipu insorge contro la Provincia

Una delibera della giunta Fugatti proroga il calendario, per il volatile che l’anno scorso ha visto oltre 13 mila abbattimenti. L'associazione protezionista: «Hanno fatto una furbata, per procurarsi polenta e osèi»

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di Domenico Sartori

TRENTO. Contrordine sulla caccia alla cesena. La Provincia decide di aggiornare in zona Cesarini il calendario venatorio accogliendo le istanze dei cacciatori: potranno sparare al Turdus pilaris, la cesena appunto, fino al 18 gennaio, anziché posare le doppiette il 10 gennaio.

Pare poca cosa. Una questione faunistica piccina piccina, rispetto al capitolo dei grandi carnivori, orsi e lupi, che scalda gli animi. Epperò c'è una coincidenza che, per la giunta Fugatti e le doppiette trentine, rischia di complicare il quadro: alcune sentenze dei Tar, l'ultima del Tar del Veneto, sezione quarta, conferma che non si può prolungare la stagione della caccia alla cesena oltre il 10 gennaio, termine indicato da Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

Lo scorso aprile, la giunta Fugatti ha approvato le prescrizioni tecniche per l'esercizio della caccia della stagione venatoria 2023-2024, fissando limitazioni dei periodi, delle giornate e delle specie cacciabili. Con la delibera, per la cesena, ha determinato la chiusura della caccia nel 10 gennaio 2024, anticipando la data del 18 gennaio originariamente prevista. Nell'anticipo, ha pesato il parere di Ispra relativo anche allo status del tordo bottaccio e del tordo sassello.

Nella sostanza, risultando queste specie «stabili o in incremento a livello europeo secondo la recente Red-List redatta da BirdLife International (2021)» recita il parere di Ispra «si ritiene tecnicamente accettabile estendere per una decade la cacciabilità di queste due specie (il limite era fissato al 31 dicembre, ndr)».

E quindi il parere finale di Ispra indica il 10 gennaio «per i tordi (cesana Turdus pilaris, tordo bottaccio e tordo sassello)». La giunta Fugatti, però, fa ora riferimento ad altri documenti dell'Unione europea in base ai quali «lo stato di minaccia delle cesena è valutato di "minima preoccupazione"».

Inoltre, «il buono stato di conservazione della cesena - anzi la sua tendenza all'incremento, emerge dalla Lista rossa degli uccelli 2021». E in Italia lo stato della cesena «è valutato in incremento». Da qui il via libera: il prelievo (la caccia) della cesana è «sostenibile fino al 18 gennaio 2024».

La delibera dalla giunta Fugatti è del 27 dicembre. Il giorno dopo, è stata pubblicata la sentenza del Tar del Veneto, che si è pronunciato sul ricorso della Lega per l'abolizione della caccia (Lac) che ha impugnato il calendario venatorio regionale 2023-'24. Riguarda più specie (germano reale, folaga, gallinella d'acqua, etc), ma il giudice amministrativo si è pronunciato anche sui turdidi, quindi anche sulla cesena. Il Tar, nella sentenza, tiene conto del parere di Ispra che, in base all'inizio delle migrazioni (anticipata di una decade per il tordo bottaccio e il sassello, e stabile per la cesena) ha suggerito come data di chiusura il 10 gennaio 2024, mentre la Regione Veneto l'aveva posticipata al 20 gennaio per tutte e tre le sottospecie di turdidi. Per i giudici del Tar che hanno accolto il ricorso della Lac, «il generico richiamo al buono stato di conservazione della specie non legittima il superamento della normativa eurounitaria ritenuta vincolante in quanto emanata non per promuovere la caccia ma per salvaguardare l'avifauna».

Ma gli animalisti insorgono. Il giudizio è lapidario: «Una vigliaccata, più che una furbata». È il giudizio che Sergio Merz, presidente della sezione del Trentino Alto Adige della Lipu (Lega italiana protezione degli uccelli) dà sulla decisione della giunta provinciale presieduta da Maurizio Fugatti.

Ispra, nelle sue indicazioni, ha tenuto conto del Key concepts 2021 della Commissione europea che fissa le linee guida, specie per specie e Paese per Paese, per individuare le date di inizio, la durata della riproduzione e l'inizio della migrazione prenuziale, in modo da garantire uno standard di tutela comunitario. «In tutta Italia» commenta Merz «Ispra ha indicato la chiusura della caccia alla cesena e ad altri uccelli al 10 gennaio. Ma qui fanno i furbi: sarà stato l'amico Paccher (consigliere della Lega, ndr), cacciatore capannista, a suggerire a Fugatti la decisione. Una furbata, anzi una vigliaccata, perché hanno aspettato gli ultimi giorni dell'anno per decidere, in modo da evitare i ricorsi. Perché non sappiamo se, dal 2 gennaio, ci saranno i tempi tecnici per impugnare la decisione con un ricorso al Tar, chiedendo la sospensiva».

Il riferimento è a quanto accaduto in altre regioni. Dopo Sardegna, Campania e Marche, negli ultimi giorni anche i giudici amministrativi di Lombardia e Veneto si sono espressi accogliendo i ricorsi della Lac (Lega anticaccia), quindi bocciando il prolungamento della stagione venatoria oltre il 10 gennaio indicato da Ispra. «Ispra» spiega il presidente della Lipu regionale «ha posto il limite del 10 gennaio perché iniziano le contro migrazioni, le cesene ripartono per tornare nelle zone di nidificazione a nord. Valuteremo, con la Lipu nazionale» aggiunge Merz «se ci sono i tempi tecnici per un ricorso. Hanno adottato la delibera a fine dicembre apposta, avrebbero potuto farlo in novembre. È una decisione significativa, che dice quanto a questa giunta stiano a cuore la fauna selvatica e l'ambiente. Questa, per altro, non è caccia di selezione, come per gli ungulati che sono troppi. È puro divertimento. Per la polenta e osei». I

n Trentino, il picco di cesene abbattute è stato nel 2010: 92.847 esemplari. Poi, una progressiva diminuzione, fino ai 13.624 del 2022.

 

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