Trento / Grandi opere

Bypass, l'avvocato Lofoco sulla sentenza del Tar Lazio: “Gravissimo errore”

Usa parole pesantissime contro i giudici amministrativi romani l'avvocato Fabrizio Lofoco dopo la sentenza che invece ha confermato in toto la validità dell'iter progettuale della circonvallazione ferroviaria di Trento

INQUINAMENTO Comune: nuove analisi sui terreni
VIDEO Bortolotti: chiusi gli accordi per le case da demolire
PROTESTA Malumore dopo le lettere inviate da Rfi

MATTARELLO L'incertezza dei contadini per i terreni agricoli

TRENTO. «Il disastro ambientale non è solamente paventato, siamo certi che ci sarà. Avverrà qualcosa di tragico e qualcuno se ne dovrà assumere le responsabilità, in primis il Tar del Lazio». Usa parole pesantissime contro i giudici amministrativi romani l'avvocato Fabrizio Lofoco all'indomani della sentenza che invece ha confermato in toto la validità dell'iter progettuale della circonvallazione ferroviaria di Trento. Assieme al collega Giacomo Sgobba, Lofoco è il legale rappresentante dei 23 cittadini e del sindacato Sbm, poi escluso dal processo, che avevano chiesto l'annullamento del progetto, contestandone l'iter di approvazione e sottolineando in particolare i pericoli ambientali causati dall'attraversamento dei terreni inquinati di Trento Nord.

«La sentenza che definisce il primo grado - commentano i due avvocati pugliesi, ingaggiati per la loro competenza in materia di progetti ferroviari e di impatto ambientale - è più impegnata a rilevare "errori" inesistenti che a delibare la delicata questione ambientale ad essa sottesa. Essa non e' mai trattata: nella sentenza si discute sempre e solo di "burocrazia", e mai di necessità di evitare il gravissimo rischio di disastro ambientale, più volte denunciato. Un progetto del genere non può essere totalmente delegato all'attuatore, che si troverà nell'impossibilita' di assolvere alle 222 prescrizioni rimaste irrisolte. L'errore nella localizzazione è evidente, ma il Tar non se ne occupa. Per di più sembra si sia limitato a leggere il ricorso, senza alcun riferimento ai documenti, alle memorie e alle repliche, che pure erano state prodotte dai ricorrenti per concentrare l'attenzione esattamente dove la sentenza presume non sia stata prestata. Una sentenza quindi monca e preconcetta, che conferma la volontà di proseguire in un'opera che non ha alcuna ragion d'essere, se non una pretesa urgenza e precedenza che non tiene conto dei rischi umani ed ambientali cui si sottopone la popolazione trentina. E' davvero poco, molto poco, rispetto a un problema cosi' importante, che investe suoli e sottosuoli a pochi metri dalla città».

Oggi i legali si confronteranno in videoconferenza con i cittadini che hanno firmato il ricorso per decidere se proseguire la battaglia al Consiglio di Stato. Certamente Lofoco non fa sconti ai giudici laziali, accusandoli di superficialità e di scarsa attenzione ai documenti processuali: «La sentenza è stata resa in soli tre giorni, un tempo che ci fa capire che c'era un preconcetto di fondo. L'argomento centrale è che siccome l'opera è importante si deve fare. Mi sarei aspettato una maggiore attenzione anche di fronte alle memorie prodotte, di altissimo spessore tecnico e giuridico. I giudici devono non averle lette o lette male e da avvocato e giurista me ne dolgo moltissimo. È una grande delusione e mai mi sarei aspettato una posizione così labile».

Grande delusione esprime anche Michela Bonafini, del comitato di via Brennero: «L'abbiamo sempre sostenuto, - dice - questa battaglia non si vince sul piano giudiziario, ma su quello della mobilitazione popolare e sociale. Troppi sono i soldi (e quel miliardo di euro europeo è solo un assaggio) per permettere alle articolazioni dello stato, persino a quelle giudiziarie, tentennamenti e ripensamenti». E dunque avanti con la lotta e con l'obiettivo di rallentare il progetto e di arrivare a farlo ritirare. Le prossime iniziative annunciate sono una fiaccolata contro la cantierizzazione sabato 20 maggio a San Martino e un corteo cittadino sabato 10 giugno.

I comitati No Tav, nelle persone di Elio Bonfanti, Marco Cianci, Antonella Valer, Lorenza Erlicher, Paolo Tessadri, Michela Bonafini, Martina Margoni, Roberto Chiomento, Gianandrea Laino e Paolo Zadra intanto sfidano il governatore Maurizio Fugatti a un'opera di trasparenza lanciandogli cinque domande pubbliche. Gli chiedono se la Provincia ha provveduto a segnalare al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica la mancata caratterizzazione dei terreni di Trento Nord ante operam; se non ritenga necessario chiedere a Rfi l'immediata sospensione dei lavori; se della vicenda è stata notizia la Commissione tecnica Pnrr-Pniec; se Rfi sa che per il piano regolatore cittadino l'areale ferroviario è soggetto a caratterizzazione; quando si intenda dare attuazione al comma 694 della legge di bilancio dello Stato, ovvero alla caratterizzazione e all'anilisi di rischio da effettuare a Trento Nord e se non si ritenga che debbano essere realizzate prima dell'avvio dei lavori. F.G.

comments powered by Disqus