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PIEVE TESINO. Immergersi in alta quota non è così scontato come immergersi al mare. E farlo a un'altitudine superiore ai 700 metri ha un fascino del tutto particolare. È quanto successo nelle scorse settimane in cima d'Asta dove anche quest'anno si è svolto il tradizionale raduno organizzato da più di 20 anni dall'Associazione Dilettantistica Thetis Sub di Pergine Valsugana. Non è semplice per un sommozzatore ottenere il brevetto di immersione in quota, fatica e impegno rendono soddisfazione e bellezza a questa esperienza.
«Le problematiche principali per chi si immerge in quota - ricordano gli organizzatori del Thetis Sub - riguardano soprattutto i cambiamenti della pressione atmosferica che, come risaputo, salendo in quota decresce proporzionalmente. Questo fa sì che, per mantenere gli stessi rapporti legati alla pressione idrostatica e atmosferica che abbiamo a livello del mare, in un lago di montagna dobbiamo modificare le tabelle che si usano normalmente, rapportandole alla quota dove ci troviamo».
L'associazione di Pergine quest'anno conta 104 iscritti e molti di loro erano presenti alla nona edizione del raduno in alta quota, tra cui anche il gestore del rifugio Emanuele Tessaro, con lo staff organizzativo che ha applicato il protocollo oramai collaudato delle precedenti edizioni. Nella giornata di venerdì, a mezzo elicottero, sono state portate in quota le attrezzature subacquee precedentemente consegnate dai partecipanti all'evento che, il giorno seguente, da malga Sorgazza sono saliti dai ripidi pendii e le famose "placche" di granito raggiungendo il rifugio Ottone Brentari a quasi 2.500 metri di quota.
Lo hanno fatto sfidando l'inclemenza del tempo con acqua a catinelle, tuoni, fulmini e, in zona rifugio, anche una lieve spolverata di neve. Domenica mattina l'immersione nelle acque gelide del lago di Cima d'Asta. Sono subacquei esperti e tutto fila liscio: «Proprio così. Tutto bene anche per il gruppo di apneisti di Belluno - ricordano gli organizzatori - che con le loro lunghe pinne hanno dimostrato di avere pelo sullo stomaco: infatti, a differenza dei bombolari che indossavano mute stagne con spessi sottomuta, loro indossavano sottili mute in neoprene che poco potevano contro le rigide temperature dell'acqua».
Alle 11 era tutto finito: quello era l'orario stabilito per il ritorno a valle delle attrezzature con l'elicottero. A seguire il pranzo al rifugio e il rientro a piedi a fondo valle. Chi prima, chi più lentamente dopo, tutti giungevano alla malga Sorgazza, punto di partenza della stupenda avventura. Negli occhi di ognuno la stanchezza fisica dei due giorni vissuti intensamente, ma anche e soprattutto la felicità di sentirsi vivi e felici assieme ad altre persone che condividono gli stessi piaceri della vita. E la passione per l'immersione in quota.


