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BORGO. C'è un motto che dice che la vita e la bici hanno lo stesso principio: devi continuare a muoverti per stare in equilibrio. Stefano Casagranda questo lo sapeva bene. Ha vissuto la vita in tutta la sua pienezza, fino all'ultimo giorno. Nonostante sapesse da tempo (cinque anni) che presto avrebbe dovuto lasciare questo mondo, la sua famiglia, i tanti che lo apprezzavano. Ma perché smettere di vivere, quando la vita è così bella? «Finché la malattia lo consente, io non mollo».
«Abbiamo perso il conto dei raduni che abbiamo fatto tra amici con Stefano, pensando ogni volta che fosse l'ultimo. Stefano era un duro» ha ricordato ieri, venerdì 3 ottobre, durante il funerale l'amico Gilberto Simoni, per anni suo compagno di squadra, prima di scoppiare in un lungo pianto e abbracciare la moglie Caterina. Stefano è morto mercoledì a 52 anni, dopo una lunga malattia. Ieri nella chiesa di Borgo c'erano tantissime persone. Quando la tua vita è ricca di cose buone, le persone ti ripagano con amore.
«Tantissime persone volevano bene a Stefano - ha detto all'inizio del funerale don Roberto Ghetta - Lui, negli ultimi mesi, ci ha insegnato che questo momento non deve essere solo tristezza e pianto, ma anche pace, speranza e amicizia». Stefano, una vita per il ciclismo. Prima professionista (dal 1996 al 2004), poi impegnato nel Veloce Club Borgo (di cui era presidente) e organizzatore della Coppa d'oro. Ieri in chiesa c'erano i giovani atleti della società ciclistica, sulla sua bara la maglia rossa della squadra. C'erano anche gli amici dell'Associazione cacciatori di Borgo, altra sua grande passione.
Tra i tantissimi ciclisti presenti, anche il "pro" Giulio Pellizzari (fidanzato della figlia di Stefano) e due dei direttori sportivi di Casagranda, Aldo Donadello e Flavio Miozzo. «Della gara della vita non abbiamo una mappa, non sappiamo quando arriva la salita dura o la discesa paurosa - ha detto don Ghetta nell'omelia - Bisogna essere pronti all'imprevisto, prepararsi ai cambiamenti e alle sorprese. Stefano era troppo forte ed è arrivato al traguardo più tardi di quello che pensavamo. L'aiuto più grande che abbiamo nella corsa della vita è l'esempio che ci danno gli altri e Stefano, come ha fatto Gesù, ha dato a molti l'esempio di come si affrontano i momenti bui. Esempi che sono preziosi per la vita».
Il parroco si è rivolto ai figli, Andrea e Niccolò. «Ci saranno momenti in cui il papà vi mancherà tanto, ma non vi mancherà mai il suo esempio. Allora la vita non sarà più un'incognita totale». Una commossa sindaca Martina Ferrai è salita sull'altare pronunciando bellissime parole per «l'amico Stefano», strappando un lungo e sentito applauso dai presenti.
«La sua scomparsa ci trova fragili e scossi - ha detto la sindaca - Stefano ha onorato al meglio vita e amicizie. Raccolgo il dolore di Borgo, delle tante persone che hanno apprezzato Stefano, delle tante associazioni e anche di chi non lo conosceva. Stefano ha dedicato tempo ed energie al Veloce Club Borgo fino all'ultimo giorno, ha dato a tutti il meglio di sé. L'amministrazione comunale di Borgo porterà avanti le idee di Stefano per sostenere lo sport come mezzo di costruzione di relazioni sane. Seguiranno tanti giorni in cui sentiremo la sua mancanza, ma ci saranno tanti giorni di gratitudine. Stefano era un uomo di un'intelligenza luminosa. Ci troveremo a sorridere pensandolo ancora insieme a noi».


