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BOSENTINO. L'agricoltura di qualità, quella che crede ancora nella terra e negli antichi saperi ma sfida anche la modernità, ha perso un protagonista: stroncato da un malore, se n'è andato Tullio Valcanover, classe 1957, fondatore dell'azienda Ca' dei Baghi di Bosentino, che in tanti conoscono per le delizie messe sotto vuoto e sotto vetro, un "must" per i cultori del buono privo di banalità.Ca' dei Baghi, un nome di rispetto nel panorama agricolo dell'altopiano che si affaccia sul lago di Caldonazzo.
I "Baghi" è il soprannome dei Valcanover, inizialmente agricoltori e allevatori. Poi, la virata verso la frutticoltura: pere, mele, piccoli frutti disseminati in decine di campi digradanti verso il lago e coltivati con il sistema integrato, a basso impatto ambientale, affiancando l'agricoltura tradizionale alle tecniche più avanzate e sostenibili di lotta ai parassiti e di cura delle fitopatologie.
Aumentando la produzione, erano aumentate le esigenze e Tullio aveva avuto l'idea di trasformare i prodotti della terra: «Facciamo una quarantina di tipi di confetture, perché ci piace abbinare i frutti tra loro e insieme a cioccolata, spezie, zenzero e altri ingredienti. Nei barattoli di vetro metto un po' di amore e degli abbinamenti particolari».
E niente conservanti o addensanti. Agrumela, Pere allo Zenzero, Mele Cotogne e Cannella, Pere e Cioccolato, Mele allo strudel le leccornie uscite dal laboratorio. Notevoli anche le sperimentazioni con gli ortaggi, come la serie di Zucca al Rum, Zucca allo Zenzero, Zucca con Uvetta, Zucca e Amaretti.
Grazie alla collaborazione con altri agricoltori della zona, Tullio Valcanover si era lanciato anche nel recupero del mais Spin, varietà antica che non veniva più coltivata «perché negli anni Sessanta si pensava più alla quantità che alla qualità», diceva.
I successi dell'azienda Ca' dei Baghi si misurano anche in premi (nel 2007 il premio Agrifood per il succo di mela e rumptof) e nell'espansione, con l'ampliamento del laboratorio, nel 2021. Insomma, una bella storia, oscurata nel 2016 da una tragedia: la morte di Sonia, la figlia maggiore di Tullio, mentre alla guida di un trattore si occupava dei campi di famiglia. Aveva solo 22 anni e Tullio disse: «Era la continuazione della mia vita».
Ma la vita è continuata, con l'aiuto sempre più prezioso del figlio minore Michele, ora 29enne, a cui Tullio ha donato l'azienda nel 2020. «Tullio era una persona che ha saputo trasmettere amore per la terra, rispetto per il lavoro e per le cose fatte con cura e passione», lo ha salutato la condotta Slow Food della Valsugana, stringendosi alla sua famiglia. G.Car.


