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BRENTONICO. L’impianto per i reflui del Rifugio Altissimo “Damiano Chiesa” esiste, è autorizzato e funziona. A sostenerlo sono il Comune di Brentonico e la Sat, che intervengono dopo le notizie e le polemiche dei giorni scorsi, respingendo in particolare la rappresentazione di una «fogna a cielo aperto» sul Monte Baldo.
Il sistema, spiegano Comune di Brentonico e Sat, non prevede uno scarico diretto dei reflui sul terreno. L’impianto è composto da un trattamento primario attraverso disoleatore e vasca Imhoff, seguito da una rete per la dispersione nel sottosuolo. Nel 2016, sulla base delle indicazioni del Servizio Geologico della Provincia autonoma di Trento, è stata realizzata l’attuale zona disperdente a valle di Malga Tolghe, costituita da sei ramali lunghi circa 30 metri ciascuno.
L’impianto del Rifugio Altissimo è stato autorizzato dal Comune di Brentonico nel 2016 ed è stato successivamente ricompreso nel procedimento di Autorizzazione Unica Territoriale concluso nel 2020. I pozzetti presenti nella zona, viene precisato, fanno parte del sistema disperdente: a monte avviene il trattamento dei reflui, mentre successivamente la dispersione avviene attraverso la rete interrata appositamente realizzata e autorizzata.
A supporto di questa ricostruzione vengono citate anche le verifiche effettuate nel 2026. Su richiesta del Servizio Geologico provinciale, il sistema disperdente utilizzato dai rifugi Altissimo e Graziani è stato sottoposto a una prova a massimo carico. Secondo la relazione idrogeologica, il test ha dimostrato il funzionamento del sistema per la gestione dei reflui provenienti dalle fosse Imhoff delle due strutture.
Un ulteriore controllo è stato effettuato direttamente dalla Sat il 31 agosto 2026 presso l’impianto del Rifugio Altissimo. «Nel corso dell’ispezione visiva non sono stati riscontrati sversamenti superficiali di reflui al di fuori dei manufatti verificati», viene precisato. La verifica è stata accompagnata dalla documentazione fotografica dei pozzetti, dell’uscita dalla vasca Imhoff e dell’area della trincea drenante.
Per Comune di Brentonico e Sat, dunque, gli accertamenti disponibili non confermano la presenza della «fogna a cielo aperto» descritta nei giorni scorsi. «Quando si affrontano temi delicati come la tutela dell’ambiente e delle acque è fondamentale partire da dati verificati e dalla documentazione tecnica disponibile. Rappresentazioni che non trovano riscontro negli accertamenti effettuati rischiano di creare un allarme ingiustificato e di gettare un’ombra sul lavoro di Sat e di tutti i soggetti che operano quotidianamente per la tutela e la corretta gestione del territorio».
Comune di Brentonico e Sat assicurano infine che continueranno, ciascuno per le proprie competenze, a garantire controlli e attenzione sul sistema, con l’obiettivo di tutelare il territorio del Monte Baldo.


