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ALA. Sono passati sei mesi dal giorno in cui si è sottoposta all'amputazione della gamba destra. Una decisione profondamente sofferta eppure necessaria, a fronte del rischio concreto di perdere la vita per colpa di una rara e terribile patologia. Oggi, dopo un lungo periodo di riabilitazione fatto di visite, analisi e sessioni di fisioterapia, Franca Bellorio, 67 anni, è tornata finalmente a sorridere. E anche a camminare, perfino ballare, con la spensierata allegria e la tagliente ironia che familiari e amici conoscono bene.
«Se oggi ho ricominciato a essere quella di sempre - racconta l'ex sindacalista di Ala, nota in tutta la Vallagarina anche per la sua militanza in politica - lo devo alla mia volontà, ma soprattutto agli angeli che in ospedale mi hanno aiutata». Sì perché se all'indomani dell'operazione dello scorso ottobre la signora Bellorio volle elogiare pubblicamente, attraverso le pagine de L'Adige, il primario, dottor Fabrizio Cortese, e assieme a lui anche tutto il personale del reparto di Ortopedia e traumatologia dell'ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto, oggi il ringraziamento va ai professionisti che l'hanno seguita nella successiva riabilitazione.
Signora Bellorio, come sono andati questi primi mesi?
Non sapevo se sarei tornata a camminare e invece ora con la mia protesi sono in piedi, riesco a fare la doccia, a prepararmi il caffè, insomma sono autonoma. Dal mese di dicembre ho iniziato il mio percorso nel reparto di Fisioterapia, dove ho trovato un'accoglienza incredibile, tanta gentilezza e grande sostegno. Il fisiatra, dottor Paolo Prandi, con i suoi modi apparentemente un po' rigidi, ha fatto scattare in me la voglia di reagire dopo il primo momento di disperazione.
Come è riuscita a superare le difficoltà?
Evitando di fare la "tuttologa", ascoltando i professionisti e affidandomi totalmente a loro. Appena tornata a casa dopo l'amputazione ho pianto per un giorno intero, non lo nego. Mi è stato quindi proposto un supporto e così ho affrontato due colloqui con una psicologa che mi ha dato delle indicazioni su come reggere i momenti di fragilità che sarebbero potuti arrivare. Ma la verità è che mi sono sentita da subito talmente supportata dal personale dell'ospedale da riuscire ad affrontare tutto, un passo alla volta.
Una volta dentro casa, da sola, non deve essere stato facile.
Oltre alle eccellenze nella sanità, per fortuna possiamo dire di avere un servizio sul territorio efficientissimo. All'ingresso di casa mia ci sono sette scalini da salire e ovviamente io in principio non potevo farli da sola. Per andare in ospedale a Rovereto vengono a prendermi con l'ambulanza e mi portano su e giù dalla scala con una carrozzina. Praticamente ogni volta mi accompagnano dal mio appartamento fino alla stanza all'interno del reparto, andata e ritorno.
Quali sono ora le sue prospettive?
Il percorso che ho davanti è ancora lungo, ma non più così tanto. Il mio fisioterapista Mauro Martinelli è davvero speciale perché tra sorrisi e battute è riuscito a spronarmi, e con un "dai Franca, su!" piano piano sono arrivata a fare tutto il corridoio del reparto, prima con il girello e poi finalmente con le stampelle. Ora proseguirò con gli esercizi, sono entusiasta perché dopo l'amputazione pensavo che camminare fosse un traguardo inimmaginabile.


