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TRENTO. Il gruppo consiliare del Partito Democratico ha presentato un’interrogazione a risposta scritta sul futuro del caseificio cooperativo di Sabbionara, che «sta per essere venduto ad una impresa veneta» con un’operazione che, secondo il documento, «dovrebbe essere conclusa nel 2026», a dieci anni dall’inaugurazione della sede.
Nel testo si ricostruisce l’andamento della cooperativa: al momento della realizzazione della struttura «contava quasi 15 soci con 400 bovini allevati», poi cresciuti fino a «20 soci» sei anni fa. Successivamente, si legge, è iniziato «il lento ma costante declino» fino all’uscita nel 2024 di «due soci grandi conferitori».
Il Pd sottolinea che, in poco tempo, si è passati «dalla lavorazione di 34 mila quintali di latte all’anno ai 19 mila attuali», quantità ritenuta «insufficiente a garantire la redditività del caseificio». E insiste sul valore sociale del modello cooperativo: «La vendita ad un imprenditore privato di una struttura realizzata da una cooperativa di produttori (…) è sempre vissuta dalla comunità come una perdita, una perdita di socialità, di condivisione, di partecipazione collettiva alla vita sociale ed economica».
In questa direzione, viene richiamata anche «la forte preoccupazione» espressa dagli amministratori locali, «in primis il sindaco». Nel documento si evidenzia inoltre che «pare che i soci di Sabbionara potranno successivamente conferire in un altro caseificio del gruppo Concast», di cui la cooperativa fa parte, ma con «il rischio, piuttosto elevato, che qualcuno rinunci» e «abbandoni l’allevamento dei bovini da latte», aggravando la crisi del settore. Tra gli scenari citati c’è anche quello di un conferimento a Castelfondo, ipotesi che renderebbe la prospettiva «ancor più probabile» proprio perché «non proprio due passi da Sabbionara».
Il Pd colloca il caso in un quadro più ampio: «un periodo di difficoltà del comparto lattiero-caseario trentino» e «tensioni interne al sistema cooperativo», in particolare «tra Concast e Latte Trento». E osserva che emergerebbe «un quadro dove la stessa Cooperazione parrebbe propendere per la vendita al privato», ritenendola «la soluzione migliore», al punto da essere «parte attiva nella predisposizione degli atti di vendita».
Una situazione che, si legge, «si fatica a comprendere da un osservatorio esterno», ma su cui viene chiesta «chiarezza» anche per l’aspetto finanziario: la struttura avrebbe beneficiato di «importanti contribuzioni pubbliche» che «normalmente vincolano il bene e le eventuali cessioni per un certo periodo temporale».
L’interrogazione chiede quindi alla Giunta se l’assessorato competente sia a conoscenza della vicenda e quale sia la posizione della Provincia, se «corrisponda al vero che la vendita vedrà rogito nel 2026», quale fu il valore del contributo provinciale erogato nel 2016, quale vincolo temporale prevedesse e quando scada.
Viene inoltre domandato se «sia possibile la stipula anche di soli preliminari di vendita in vigenza del vincolo», se sia prevista una liberatoria della Provincia, perché non siano coinvolte altre cooperative trentine e «quale sia la dimensione di personale impiegato oggi» e «quale ne sarà il destino».


