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La verità sui lupi in Trentino:

altro che «emergenza» da ronde:

meno predazioni, la prevenzione funziona

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Il 23 febbraio 2019, nove mesi fa, si riuniva il Comitato per la sicurezza provinciale, dove si stabiliva che «il lupo è una grave minaccia», e si decidevano le famose «ronde anti-lupo» volute dal presidente Maurizio Fugatti dopo un episodio di predazione ad un allevatore di Mama d’Avio, cioè praticamente casa sua. Le ronde, avallate dal Commissario del Governo, di fatto non ci sono mai state. Troppo complicato coordinare le forze dell’ordine nelle zone sensibili (Ala e i Lessini, Alta Val di Non e Val di Fassa), nessuna risorsa aggiuntiva per creare pattuglie notturne.

Nove mesi dopo quella che fu definita una «emergenza di sicurezza pubblica» si è sgonfiata, le predazioni sono in drastico calo (sia ad Ala che in tutto il Trentino) e le misure di prevezione - quando applicate - dimostrano di funzionare bene. Il punto della situazione reale è emerso ieri sera dalla serata pubblica organizzata ad Ala. Una delle rarissime occasioni in cui la Provincia Autonoma di Trento fa informazione sul territorio con i suoi tecnici competenti (ma la serata era organizzata dal Comune).

Si è parlato soprattutto del Basso Trentino: un branco in Lessinia, uno (o forse due) sul Carega e uno nuovo sul Baldo, sono questi i dati sulla presenza del lupo sulle montagne di Ala. La buona notizia è che nel 2019 i danni da lupo sono diminuiti rispetto al 2018, almeno per il lato trentino dei Lessini.

Alla presenza dei tecnici provinciali, dei forestali e dell’assessora provinciale Giulia Zanotelli la conferenza informativa fa seguito all’impegno preso dal consiglio comunale, che aveva approvato la mozione presentata da Stefano Gatti a favore di azioni informative sul grande carnivoro. La serata è stata assai partecipata: l’auditorium della cassa rurale era colmo di persone. Tutto l’incontro è stato pacato, il pubblico ha seguito attento gli interventi, c’è stato un confronto con le associazioni di Ala che più sono a contatto con la montagna.

I branchi sul territorio di Ala sono tre, come ha spiegato la guardia forestale Tommaso Borghetti. C’è la coppia originaria, composta da “Slavc” e “Giulietta” con un probabile nuovo cucciolo. Questa coppia, da quando ha scelto come casa i Lessini sei anni fa, si è riprodotta tutti gli anni. C’è un branco sul Carega, dove, grazie ad una foto trappola a Bocchetta Grole, è stato possibile contare la cucciolata: ben 8 nuovi individui (nel 2020 probabilmente la maggior parte di questi abbandonerà il gruppo, senza contare l’alta mortalità – 75% in media - nel primo anno di età).

Sul versante veneto è stato avvistato un branco con 5 cuccioli, e ancora non è stato possibile accertare se si tratta degli stessi lupi o di un branco diverso. Infine, si è formata una coppia in destra Adige, sul Monte Baldo, che non sembra essersi ancora riprodotta, ma è presumibile lo faccia nel 2020.

A livello regionale, come ha precisato Claudio Groff del servizio foreste e fauna della Provincia e coordinatore per i grandi carnivori, ci sono 16 branchi tra Trentino e Veneto, a cui se ne aggiunge uno in Alto Adige ed uno in Friuli.

I danni da lupo ad Ala nel 2019 sono consistiti in 26 ovini nei fondivalle (18 il 12 luglio in val di Ronchi), 1 manza morta ed una ferita, oltre ad un gregge che però era stato del tutto abbandonato a sé stesso in Carega (2 morte, 28 disperse). Tra queste predazioni c’è quella accaduta a Marani, in fondovalle, in gennaio.

Una notizia importante: le azioni di prevenzione (recinzione mobile a malga Coe, recinzione semipermanente a malga Boldera, recinzione fissa e cani maremmani da guardiania a malga Riondera, recinzione fissa al Bec, recinzione mobile e box abitativo in Carega) hanno dato risultati positivi, azzerando in queste aree le predazioni. A dimostrazione che non è il caso di agitare lo spettro delle “selezioni” (cioè uccisioni) di lupi, ma si può invece con competenza e impegno arrivare a soluzioni tecniche adeguate.

Il dirigente provinciale Claudio Groff ha dato un inquadramento generale del lupo: un animale che è sempre stato parte dell’ecosistema alpino, e che è mancato da queste aree solo per 150 anni. È l’unico carnivoro che è tornato sulle Alpi autonomamente, e non è stato mai reintrodotto con azione dell’uomo, né sulle Alpi né in tutta Europa; nel continente si contano 17 mila lupi. «A differenza di lince e orso – ha detto Groff – è l’unico che ormai si può considerare non più a rischio estinzione. L’atteggiamento deve essere di tipo gestionale più che conservazionistico, applicando quanto prescrive la legge. Il lupo può ibridarsi col cane, ma questo finora non è accaduto sulle Alpi; l’ibridazione è una minaccia per la conservazione della specie, ma gli individui ibridi non sono più dannosi o problematici».

Per quanto riguarda la pericolosità, «Non può essere escluso il pericolo per l’uomo, ma in modo straordinariamente ridotto rispetto all’orso, il lupo è diffidente rispetto agli umani ed ha imparato a temerli. La normativa stabilisce diversi comportamenti da adottare in caso di lupi confidenti, spaventandoli, fino alla possibilità, nei casi più gravi, di eliminarli» ha detto Groff, smentendo nei fatti le dichiarazioni di Maurizio Fugatti in campagna elettorale e dopo l’elezione.

«Nel 2019 – ha aggiunto Daniele Asson, forestale – in Trentino abbiamo avuto sinora 35 danni da lupo, per 34 mila euro di indennizzi: si sono molto ridotte rispetto al 2018, quando gli indennizzi furono 76 mila euro». Asson ha ricordato gli strumenti della Provincia: finanziamenti per reti e recinzioni (anche con comodato d’uso gratuito e prestito), cani da guardiania. Gli indennizzi coprono per intero i danni da lupo, orso e lince: in questo casi va contattato il numero 335 7705966 per gli accertamenti e le denunce (da fare entro 24 ore dalla constatazione).

La giunta provinciale però non demorde, e insiste sulla possibilità di abbattimento, introducendo il concetto di “lupo problematico”: «Il dialogo con chi vive in montagna ed è alle prese con la problematica dei grandi carnivori proseguirà – ha detto l’assessora provinciale Giulia Zanotelli – alcuni avvistamenti nei centri abitati avevano creato preoccupazione, e per questo abbiamo avviato un percorso a favore della sicurezza. Continueremo il confronto con le regioni dell’arco alpino che come noi sono interessate dal lupo, ed il confronto con il ministro dell’ambiente. Confermeremo senz’altro gli indennizzi e le protezioni, ma l’obiettivo è raggiungere una gestione a capo dei territori, con la possibilità di poter agire su lupi e orsi problematici, a tutela della zootecnia e dell’agricoltura di montagna».

«Il lupo è un tema sentito ed un problema per i nostri allevatori – ha detto il sindaco Claudio Soini – il compito del Comune è quello di tenere monitorato il fenomeno e fare informazione». «E continueremo a farlo – ha detto l’assessore Stefano Gatti – attraverso serate come questa, il notiziario comunale, il sito istituzionale. Ma vogliamo fare di più, creando un tavolo di discussione e di lavoro con le associazioni del territorio».

Sono intervenuti i rappresentanti delle associazioni che operano in Lessinia. Mario Zomer degli allevatori ha detto che il lupo è per loro un problema per i danni diretti ed indiretti che si subisce; Stefano Tomasi, rettore della riserva di caccia, si è detto a favore di una montagna coltivata e vissuta dall’uomo e contro atteggiamenti solo protezionistici; Bepi Pinter (con Marta Gandolfi) per la Sat ha auspicato più consapevolezza, informazioni corrette e opere di prevenzione per ridurre i danni, Roberto Zendri di NaturAla e Stefano Gaiga della Pro Loco hanno ricordato l’attività divulgativa e di conoscenza delle loro associazioni.

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