TRENTO. Un accordo trasversale sul principio del consenso e sulla tutela delle vittime di violenza sessuale. È quello raggiunto in Consiglio provinciale al termine di un confronto che ha coinvolto maggioranza e minoranze sulla proposta di voto presentata da Michela Calzà (Pd del Trentino) sulla definizione degli atti di violenza sessuale.

L'aula ha votato separatamente le premesse e il dispositivo. Le prime sono state respinte con 18 voti contrari e 14 favorevoli, mentre il dispositivo, modificato attraverso un emendamento condiviso, è stato approvato con 30 voti a favore e due non partecipanti al voto.

Il punto di equilibrio raggiunto durante la giornata mette al centro la tutela della libertà sessuale e dell'autodeterminazione della persona, insieme al principio del consenso. Nel testo approvato viene inoltre chiesto che la futura disciplina nazionale rispetti i principi di chiarezza, tassatività e determinatezza, particolarmente rilevanti in materia penale.

La mediazione è maturata durante la sospensione dei lavori, chiesta in mattinata dall'assessora Giulia Zanotelli. Il confronto è proseguito prima all'interno della maggioranza e successivamente con le minoranze, fino alla riformulazione condivisa del dispositivo.

La consigliera Calzà ha ringraziato i colleghi che hanno contribuito all'accordo, sottolineando come la sintesi raggiunta consenta di mantenere al centro la piena tutela delle vittime e il principio del consenso, nel rispetto della Convenzione di Istanbul. L'obiettivo, ha spiegato, è evitare arretramenti nella protezione delle vittime e garantire il rispetto degli obblighi internazionali assunti dall'Italia.

Il tema resta comunque al centro del confronto politico e istituzionale nazionale. La riforma della disciplina sulla violenza sessuale è infatti già oggetto di discussione in Parlamento, in particolare in Commissione Giustizia al Senato. Proprio su questo punto Stefania Segnana (Lega) ha sottolineato la necessità di approfondire la materia per arrivare a una norma il meno possibile esposta a interpretazioni differenti.

Nel dibattito non sono mancate posizioni differenti. Daniele Biada (Fratelli d'Italia) ha allargato la riflessione alle diverse forme di violenza e coercizione che possono colpire le donne, mentre Claudio Cia (Misto) ha espresso apprezzamento per il punto d'incontro raggiunto, pur ricordando che sul tema è già in corso un confronto parlamentare nazionale.

Positiva sulla mediazione anche Eleonora Angeli, che ha sottolineato l'importanza di non trasformare il tema della violenza contro le donne in un terreno di scontro ideologico. Guglielmo Valduga ha invece ribadito che la violenza contro le donne non può essere ricondotta a una questione etnica, ma rappresenta un problema culturale trasversale, esprimendo apprezzamento per la scelta di sottrarre il tema alla contrapposizione politica.

Sul fronte del Pd, Andrea de Bertolini ha contestato alcune considerazioni di Cia, invitando a non banalizzare una materia che riguarda reati, violenze e tutela delle vittime. Maria Bosin (Patt) ha invece evidenziato il valore politico dell'accordo raggiunto, mentre Luca Guglielmi (Lista Fassa) ha richiamato la necessità di tutelare la libertà di scelta delle donne al di là delle appartenenze politiche.

Restano anche perplessità sul principio del consenso così come potrebbe essere tradotto nella futura normativa. Christian Girardi (Civica) ha espresso dubbi sulla sua concreta applicazione e sul rischio che possa comportare ulteriori accertamenti invasivi per le vittime. Per questo ha scelto di non partecipare al voto, in attesa dell'esito del confronto parlamentare e di una formulazione normativa priva di ambiguità.

Nel dibattito Lucia Coppola (Alleanza Verdi e Sinistra) ha invece ribadito la centralità del consenso nella tutela delle vittime, sottolineando il rischio di un'ulteriore esposizione e colpevolizzazione delle donne nei procedimenti per violenza sessuale. Silenzio, immobilità, abbigliamento o una relazione preesistente, ha osservato, non possono essere considerati automaticamente espressione di consenso: anche la paura può impedire alla vittima di manifestare esplicitamente il proprio dissenso.

Il Consiglio provinciale ha così scelto di approvare un testo condiviso sul principio di tutela della libertà sessuale e dell'autodeterminazione, affidando però al Parlamento il compito di definire la futura disciplina nazionale. Un accordo maturato dopo un confronto acceso, ma che ha consentito all'aula di trovare una posizione comune su un tema particolarmente delicato.