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TRENTO. La vitienologia trentina finisce al centro del confronto politico provinciale. A sollevare il caso è Lucia Maestri, consigliera del Partito democratico, che con un’interrogazione a risposta scritta chiede alla Giunta di fare il punto sulla situazione del comparto e sulle strategie per sostenerne la competitività. Nel mirino ci sono la promozione dei vini, gli investimenti nella ricerca della qualità e l’assenza, secondo la consigliera, di una regia complessiva per il settore.
A riaccendere il dibattito sono i riconoscimenti assegnati nelle ultime settimane dalle riviste enologiche italiane. Nell’interrogazione, Maestri evidenzia il divario tra i risultati ottenuti dai produttori trentini e quelli altoatesini: 26 «Tre Bicchieri» assegnati ai vini dell’Alto Adige contro i 14 del Trentino, secondo i numeri riportati nell’atto. Una differenza che, per la consigliera, solleva interrogativi sul posizionamento delle produzioni locali e sulla capacità di valorizzarle sul mercato.
Particolare attenzione viene riservata al marchio Trento Doc, che secondo Maestri rischierebbe di perdere parte del prestigio conquistato negli anni. L’interrogazione riconosce i risultati ottenuti dagli spumanti metodo classico, ma segnala maggiori difficoltà per i vini fermi, giudicati dalla critica meno strutturati e bisognosi di una strategia produttiva più coordinata.
Nel documento, la consigliera chiama in causa anche l’organizzazione del comparto, indicando nelle contrapposizioni tra cantine sociali e vignaioli e nella mancanza di una programmazione condivisa alcuni dei problemi da affrontare. La critica riguarda soprattutto l’assenza di un indirizzo unitario capace di collegare produzione, ricerca, comunicazione e commercializzazione.
Secondo Maestri, le valutazioni della critica enologica possono incidere sulle vendite e sulla percezione dei vini da parte dei consumatori. Nell’interrogazione viene inoltre segnalata la difficoltà di alcune aziende e cantine a smaltire le scorte, una situazione che, secondo la consigliera, richiede interventi per rilanciare il settore.
Da qui le domande rivolte alla Giunta provinciale. Maestri chiede innanzitutto se l’esecutivo sia a conoscenza delle criticità descritte e quali misure intenda adottare nel breve e medio periodo. Vuole inoltre conoscere quanti fondi pubblici siano stati investiti nell’attuale legislatura per promuovere i vini trentini e sostenere la ricerca sulla qualità.
Un altro punto riguarda la governance del comparto: la consigliera chiede se la Provincia intenda assumere direttamente un ruolo di coordinamento della promozione vitienologica, oppure individuare nuove forme organizzative o rivedere quelle già esistenti. Al centro anche la concorrenza internazionale e la necessità di campagne di comunicazione più efficaci, insieme a un miglioramento delle caratteristiche dei prodotti.
L’obiettivo indicato nell’atto è individuare una prospettiva comune per il futuro della vitienologia trentina, evitando che il peso della promozione e dell’innovazione ricada esclusivamente sui singoli produttori. La risposta della Giunta dovrà chiarire quali strategie siano previste e con quali risorse e tempi possano essere realizzate.


