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TRENTO. Non si è trattato di un'aggressione da parte di un soggetto ubriaco, di un tossicodipendente o semplicemente di un paziente arrabbiato per aver atteso troppo. Ieri al pronto soccorso il personale è stato chiamato a gestire una crisi sanitaria che ha comportato anche dei problemi di sicurezza per chi era presente. Un ragazzo con problemi psichici, che era stato ricoverato la sera prima per una crisi, ieri mattina è infatti andato in escandescenza al pronto soccorso del S. Chiara lanciando un computer contro il personale sanitario e contro la guardia in servizio. Quest'ultima ha chiamato in supporto altri due colleghi e nel giro di poco tempo la situazione è tornata alla normalità. Il ragazzo è stato ricoverato in psichiatria per le cure del caso. Fortunatamente nessuna grave conseguenza per il personale.
Sull'episodio è comunque intervenuta la Uil, con il segretario generale della Uil Fpl Sanità del Trentino Giuseppe Varagone e il segretario generale Uil Trasporti Nicola Petrolli che chiedono chiarezza sulle mansioni delle guardie non armate in servizio presso il pronto soccorso dell'ospedale Santa Chiara. Proprio su questo argomento si era tenuta nei giorni scorsi una riunione con Miorelli Service. «Dal bando aggiudicato alla società emerge che le guardie non dovrebbero intervenire in caso di persone in stato di alterazione, mantenendo anzi una distanza di sicurezza di almeno cinque metri. Tuttavia, la realtà operativa è ben diversa: le guardie lavorano a stretto contatto con il personale medico e infermieristico e, sia dal punto di vista umano che pratico, risulta impossibile "voltarsi dall'altra parte" di fronte a situazioni di pericolo. Chi non vive quotidianamente questo contesto difficilmente può comprenderne la complessità», spiegano i sindacalisti. Alla luce di quanto accaduto, Petrolli e Varagone ritengono necessario aprire una riflessione sul bando predisposto dall'Azienda sanitaria, che appare non coerente con le reali esigenze operative del pronto soccorso. «Se infatti le guardie dovessero attenersi rigidamente al regolamento della ditta appaltatrice, non potrebbero intervenire in alcun modo in situazioni di emergenza», fanno presente.
Ed è per questo motivo che nei prossimi giorni chiederanno un incontro con la dirigenza dell'ospedale S. Chiara con i rappresentanti politici, affinché si possa garantire un servizio realmente efficace e sicuro per lavoratori e utenti. «Ai lavoratori coinvolti va il nostro pieno sostegno, umano e sindacale. Auspichiamo che possano ristabilirsi al più presto, superando le conseguenze fisiche e psicologiche di questa vile aggressione», scrivono infine in una nota. In realtà di vile in questa vicenda non c'è nulla.
C'è il grave disagio di un ragazzo che in questo caso non si è riusciti a gestire nel modo giusto. Un episodio completamente diverso da quanto era accaduto all'inizio di marzo a Pergine Valsugana. In quel caso un operatore sanitario era stato colpito con un pugno da un sessantenne, residente nella zona, che era stato trovato sdraiato a terra, in strada, in evidente stato di alterazione. Sul posto era arrivata un'ambulanza per prestargli soccorso, ma l'uomo prima si è scagliato contro gli agenti della polizia locale, poi contro l'operatore sanitario. Il pugno sferrato dal paziente era costato a quest'ultimo la frattura alla costola e 30 giorni di prognosi». P.T.


