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TRENTO. Torna anche quest’anno, l’iniziativa dei Cantori della Stella; l’appuntamento è per questo pomeriggio, sabato 27 dicembre, con ritrovo in piazza Duomo alle ore 14 mentre la celebrazione in Cattedrale avrà inizio alle ore 14.30. Il Vescovo Lauro consegnerà ai Cantori, vestiti da pastori, angioletti, Magi e stelle, il mandato di annunciare a tutti la nascita del Signore. Fino all’Epifania bambini e ragazzi, a piccoli gruppi, busseranno alle porte delle case delle proprie comunità e porteranno la lieta notizia della nascita di Gesù. Chi lo desidera potrà donare ai bambini un’offerta che sarà destinata all’infanzia missionaria. Domani, domenica 28 dicembre, alle 15 in Cattedrale, l’Arcivescovo presiederà la celebrazione per la conclusione dell’Anno Giubilare.
Mercoledì 31 dicembre alle 19 in Cattedrale monsignor Tisi presiederà il Te Deum di fine anno mentre giovedì 1° gennaio 2026, in Cattedrale a Trento, alle ore 10, celebrerà la S. Messa di Capodanno, nella solennità di Maria Madre di Dio ed a Rovereto alle 17.30 nella sala Filarmonica parteciperà all’incontro per la Giornata della Pace. Alle 20, nella chiesa della Sacra Famiglia della Città della Quercia, celebrerà la Messa.
Martedì 6 gennaio, conclusione del Tempo di Natale con la solennità dell’Epifania: l’arcivescovo Tisi presiederà la Messa alle 10 in Cattedrale a Trento.
La Canta della Stella, una tradizione alpina. Origini e storia
La tradizionale Canta della Stella rappresenta una delle espressioni più profonde e suggestive dell'identità alpina, un rituale itinerante che unisce devozione religiosa, musica popolare e solidarietà. La forma attuale del rito si è consolidato nel XVI secolo, in seno alla Controriforma Cattolica, promossa dal Concilio di Trento per contrastare l'influenza della Riforma protestante.
La tradizione resiste ancora oggi in tutto l’arco alpino, dalla Svizzera all'Austria, fino alla Slovenia e naturalmente in Alto Adige ed in Trentino, in particolare in Valle dei Mòcheni, a Faedo, in Val di Cembra ed in Val di Fiemme. Anche in Valtellina, nella Val Sabbia nel bresciano e sull’Altopiano di Asiago in Veneto la tradizione viene mantenuta viva.
Il significato del rito
Il cuore dell'evento è la processione guidata dalla stella rotante, a 5 o 6 punte, decorata e coloratissima, illuminata dall'interno ed issata su un bastone, che simboleggia il viaggio della stella cometa verso Betlemme. I cantori, in alcune valli tre di loro vestiti da Re Magi, percorrono le vie dei paesi tra Natale e l'Epifania. La loro visita alle case del paese non è solo un momento musicale, ma un momento di connessione della comunità attorno alle persone, alle famiglie, In alcuni casi è anche un rito di benedizione: un tempo si usava scrivere sulle porte con il gesso le iniziali dei Magi (K+M+B) e l'anno in corso per proteggere la casa, la stalla e il fienile. In Valle dei Mòcheni questa usanza permane, meno sentita che in Alto Adige è non è più legata al passaggio dei cantori.
Dalla sussistenza alla carità: la Stella dei poveri
In origine, la “Canta della Stella” era anche un mezzo per raggranellare offerte. Nei secoli passati, gruppi di contadini poveri, braccianti o persone rimaste ai margini della comunità sfruttavano il periodo delle festività per percorrere le valli innevate e bussare alle porte dei più abbienti, per qualche moneta o generi alimentari come farina, uova o vino. Oggi la questua serve principalmente alla raccolta fondi per messe in suffragio dei morti (Val dei Mòcheni) o per progetti di solidarietà e missioni internazionali.


