TRENTO. Non bastano le infrastrutture: per rendere le strade più sicure anche per chi si sposta in bicicletta serve soprattutto un cambio di mentalità. È il messaggio emerso dal panel «Pedalare in sicurezza», organizzato nell’ambito del Festival dello Sport di Trento, con l’assessore provinciale allo Sport Mattia Gottardi, il presidente nazionale della Federciclismo Cordiano Dagnoni, il presidente della Federciclismo trentina Renato Beber e l’ex professionista Maurizio Fondriest.

Il confronto è partito dai numeri delle vittime, che continuano a fotografare una situazione preoccupante: nel 2025 i ciclisti morti sulle strade italiane sono stati 198, mentre nel 2026 il dato è già arrivato a 176. «Fanno rabbrividire e nascono da un problema di cultura, dalla mancanza di un riconoscimento reciproco tra automobilisti e ciclisti», ha osservato Gottardi.

La Provincia, ha ricordato l’assessore, ha investito sulle infrastrutture, con una rete di oltre 500 chilometri di piste ciclabili e uno stanziamento di 170 milioni di euro per migliorarne i collegamenti. A questo si aggiunge la sperimentazione delle bike lane, le corsie tracciate su alcune strade per segnalare la presenza delle biciclette e richiamare l’attenzione degli automobilisti. «Nessuno deve sentirsi padrone della strada», ha sottolineato Gottardi, indicando nella convivenza e nel rispetto reciproco le condizioni necessarie per ridurre i rischi.

Un cambiamento che riguarda anche i comportamenti quotidiani. Nel corso dell’incontro è stato richiamato il concetto di “take care”, prendersi cura degli altri, illustrato da Gioele Cobelli, fratello di Adele, morta in un incidente mentre si allenava in bicicletta. Un invito a superare l’egoismo e a considerare la sicurezza di chi condivide la strada, anche quando si è alla guida di un’automobile.

Sull’utilità delle bike lane si è soffermato anche Beber, che ha espresso apprezzamento per l’iniziativa. Dopo le prime reazioni non sempre positive, secondo il presidente della Federciclismo trentina le corsie stanno contribuendo a rendere più evidente agli automobilisti la possibile presenza di ciclisti lungo il percorso. Ma, ha aggiunto, il lavoro non può fermarsi alla segnaletica: occorre intervenire sulla mentalità, a partire dal linguaggio usato ogni giorno e dal comportamento al volante.

Anche la Federazione ciclistica italiana sta portando avanti iniziative e proposte rivolte al Parlamento italiano ed europeo per rafforzare la tutela di chi pedala. Tra le misure indicate ci sono campagne informative e cartellonistica, lezioni specifiche nelle scuole guida, sensori sui veicoli e l’obbligo del casco per tutti i ciclisti.

«Nel tempo la situazione sulle strade è cambiata moltissimo: ci sono molte più auto e di dimensioni sempre maggiori», ha osservato Fondriest, richiamando la necessità di aumentare l’attenzione e il rispetto verso chi si muove in bicicletta. L’ex campione ha ricordato l’installazione, alcuni anni fa, di 40mila cartelli per sensibilizzare gli automobilisti sul rispetto della distanza minima durante il sorpasso. Ora, ha concluso, la sfida prosegue con le bike lane, nella speranza che «il modello trentino sia d’esempio per tutta l’Italia».