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TRENTO. La «SuperTrento» del futuro, dopo che saranno finiti i lavori della circonvallazione ferroviaria (quindi verso il 20230) non avrà probabilmente il collegamento urbano previsto dal progetto Nordus, ma una mobilità con il sistema BRT (bus rapid transit).
E’ una delle ipotesi di cui si è discusso nell’incontro per la «fase 3 » di SuperTrento. Dopo i quattro incontri tematici di quest’estate, informa il Comune, adesso è tempo di progettare concretamente le linee guida che orienteranno le fasi di progettazione delle aree lasciate libere dall’interramento dei binari dal Muse all’ex scalo Filzi.
I tecnici comunali hanno fatto il punto su alcuni progetti in corso. Nello specifico i lavori per l’hub intermodale (ex Sit) iniziati il 6 novembre e la ristrutturazione della stazione dei treni - tutelata dalla Sovrintendenza – per la quale sono stati stanziati 28 milioni: fine lavori prevista per dicembre 2025.
Sono state poi esplicitate le varie ipotesi per collegare Trento da nord e sud come previsto dal Pums, e qui arrivano le novità. Sono gli stessi assessorati comunali d ire che «il sistema del Nordus pare essere troppo impattante e quindi ci si sta indirizzando sull’ipotesi di un sistema di bus ad alta frequenza (il cosiddetto BRT) o di una più tradizionale tramvia».
Ai lavori hanno partecipato anche le assessore Monica Baggia (Urbanistica) e Giulia Casonato recente di nomina con delega in materia di transizione verde, innovazione digitale e partecipazione, che ha ricordato ai partecipanti il premio appena vinto da SuperTrento a Future4cities (festival dell’innovazione urbana) come miglior percorso di rigenerazione urbana in Italia.
A seguire i partecipanti sono stati invitati a suddividersi in tre diversi tavoli di lavoro che erano denominati con una metafora “corporea”: “spina dorsale” (definire il corridoio di mobilità); “articolazioni” (definire lo spazio pubblico e le connessioni) e “cuore” (definire il nodo della stazione). Insomma, quasi una lezione di anatomia patologica urbana.
Una ventina di persone per tavolo hanno «sviscerato» (altro termine da medicina legale) la tematica assegnata e cercato di rispondere a una serie di domande specifiche.
Per il primo tavolo (corridoio di mobilità) le domande erano: quale tipo di mobilità immaginiamo? Con quali caratteristiche? Che cosa deve connettere?; le domande del secondo tavolo (spazio pubblico) erano: che carattere hanno i vuoti che l’interramento genera? Come si sviluppa e diversifica il corridoio? Come si collega alle reti esistenti (verdi,blu, ciclabili, pedonali…)? Infine per il terzo tavolo (stazione): come rendere la stazione un luogo non solo di passaggio? Come valorizzare lo spazio esterno liberato dai binari? Come potenziare il nodo intermodale cittadino ed extra-urbano?
Dopo un’ora abbondante di lavoro incrementale ai tavoli settoriali, i partecipanti si sono nuovamente riuniti in sessione plenaria per mettere in comune quanto emerso dal brain-storming guidato.
Il tutto comunque – informa il Comune – è stato registrato, ne verrà fatta elaborata sintesi e verrà messo a disposizione, così come i report e i materiali di tutti gli altri incontri, sul sito www.supertrento.it dove chiunque può portare il suo contributo.
Peccato per la morte in culla del Nordus: un anno e mezzo fa, presentato dal sindaco Ianeselli e dall’assessore Facchin come la contropartita per i disagi creati dal mega-cantiere della Tav, e più volte citato come «effetto benefico» dello spostamento in galleria della linea del Brennero. Ma alla fine, Trento avrà anni di cantiere Tav, una linea di autobus veloci, ed una nuova stazione delle corriere ancora più distante dalla stazione ferroviaria di quella attuale (per non parlare della Trento Malè «troncata» a Lavis).


