TRENTO. Oltre 1.500 insegnanti degli istituti comprensivi trentini si sono riuniti questa mattina nell’assemblea organizzata dalla Flc Cgil per discutere di retribuzioni, contratto, carichi di lavoro e peso crescente degli adempimenti burocratici. Un confronto che arriva al termine di una serie di appuntamenti promossi dal sindacato e che potrebbe essere il primo passo verso una mobilitazione del personale della scuola.

La questione salariale è il tema centrale. Secondo la Flc Cgil, gli stipendi del personale scolastico trentino non sarebbero più adeguati al costo della vita in provincia, mentre i rinnovi contrattuali non avrebbero consentito di recuperare pienamente l’aumento dei prezzi. Una situazione che, secondo il sindacato, rende sempre più difficile attrarre e trattenere personale e riconoscere adeguatamente professionalità e responsabilità di chi lavora nelle scuole.

Il confronto più immediato è quello con l'Alto Adige. Secondo i dati presentati durante le assemblee, un insegnante a inizio carriera a Bolzano guadagnerebbe circa 6 mila euro lordi in più all’anno rispetto a un collega trentino. La differenza salirebbe a 10 mila euro lordi a metà carriera, fino a superare questa cifra nella parte finale del percorso professionale.

A determinare una parte significativa della distanza, secondo la Flc Cgil, è soprattutto l'indennità provinciale. In Trentino ammonta a 210 euro mensili fissi, mentre in Alto Adige, in base anche al grado di scuola, partirebbe da circa 900 euro e arriverebbe, dopo otto anni di carriera, a superare i 1.500 euro. L'indennità altoatesina viene inoltre erogata su dieci mensilità ed è prevista fin dall'inizio del percorso lavorativo, anche per il personale a tempo determinato.

A questo si aggiunge, secondo quanto illustrato dal sindacato, l'ultimo rinnovo contrattuale in Alto Adige, che avrebbe consentito un recupero dell'inflazione relativa al triennio 2022-2024. Un risultato che la Flc Cgil di Trento collega anche alla mobilitazione portata avanti negli ultimi due anni dai docenti altoatesini, attraverso il blocco di alcune attività aggiuntive, come viaggi d'istruzione e uscite didattiche.

La protesta altoatesina viene ora guardata con interesse anche in Trentino. Durante le assemblee, spiega la Flc Cgil, diversi insegnanti hanno manifestato l'intenzione di replicare alcune forme di astensione dalle attività aggiuntive. Il sindacato annuncia di voler fornire assistenza e informazioni sulle attività dalle quali è possibile astenersi, sulle relative procedure e sulle eventuali conseguenze economiche.

La Flc Cgil precisa che l'iniziativa individuale dei docenti può riguardare soltanto le attività sulle quali il singolo insegnante ha potere decisionale. Tra gli esempi viene indicato il rifiuto di incarichi come il coordinamento di classe o di dipartimento. Non si tratterebbe quindi di uno sciopero delle attività aggiuntive, che può essere proclamato esclusivamente da un'organizzazione sindacale e richiede procedure specifiche.

Il percorso di mobilitazione, nelle intenzioni del sindacato, dovrebbe coinvolgere tutte le componenti della scuola. «A parole siamo tutti d'accordo sul valore e l'importanza della scuola, ma quel valore è dato anche e soprattutto dalle persone che vi lavorano», afferma Raffaele Meo, segretario provinciale della Flc Cgil, chiedendo stipendi «giusti, dignitosi e in linea col costo della vita in Trentino».

Quella delle assemblee, sottolinea Meo, è «la prima tappa di un percorso di mobilitazione». Il sindacato si dice pronto ad aprire fin da subito un confronto con l'assessora provinciale all'istruzione Francesca Gerosa. «Se la politica è in ascolto noi siamo pronti a confrontarci», afferma Meo. In caso contrario, la Flc Cgil annuncia l'intenzione di aggiungere progressivamente nuovi strumenti alla protesta.

Dopo l'assemblea dei docenti degli istituti comprensivi, il calendario proseguirà con il personale Ata e gli assistenti educatori, chiamati a riunirsi venerdì. Nei giorni scorsi, invece, era stato il turno degli insegnanti della scuola secondaria di secondo grado. Il tema salariale sarà quindi al centro di un confronto che coinvolge l'intero comparto della scuola trentina.