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TRENTO. La sanità trentina si affida sempre più alle prestazioni a pagamento, mentre cresce la spesa sostenuta direttamente dai cittadini. A lanciare l'allarme è Paolo Zanella, del gruppo consiliare PD del Trentino, che chiede di invertire la tendenza e rafforzare il servizio sanitario pubblico.
I dati riportati dal consigliere evidenziano che nel 2024 la spesa sanitaria privata pro capite ha raggiunto 900 euro, contro gli 844 euro del 2023. Nello stesso periodo, la quota di persone che hanno rinunciato alle cure sarebbe salita dal 5,4% al 7,4%.
Aumentano anche le risorse destinate alle strutture private convenzionate: nel 2025 gli acquisti di prestazioni sanitarie da parte di Asuit sarebbero passati da circa 86 a 96 milioni di euro, con una crescita del 12%. In aumento del 6,84%, fino a circa 16 milioni, anche i ricavi della libera professione intramoenia, cioè le prestazioni a pagamento effettuate dai medici nelle strutture pubbliche.
Secondo Zanella, a fronte di un finanziamento pubblico di circa 1,6 miliardi di euro, i cittadini arriverebbero a spendere direttamente mezzo miliardo per curarsi. Una situazione che, nella sua analisi, rischia di accentuare le disuguaglianze nell'accesso alle prestazioni, soprattutto per chi ha meno disponibilità economiche.
Il problema principale è la difficoltà di ottenere visite e cure attraverso i canali ordinari. Liste d'attesa, carenze di personale e problemi organizzativi, compresi quelli legati al nuovo Cup, spingerebbero sempre più persone verso la libera professione o le strutture private. Una possibilità che rischia di trasformarsi da scelta in necessità.
Per cambiare direzione, Zanella propone di potenziare gli organici, migliorare la remunerazione degli straordinari e delle prestazioni aggiuntive, rendere più efficienti le prenotazioni e garantire una reale apertura delle agende. L'obiettivo è aumentare la capacità di risposta del servizio pubblico e ridurre il ricorso alle cure a pagamento.
La richiesta è quindi quella di rilanciare una sanità pubblica universalistica, nella quale l'accesso alle cure non dipenda dalla capacità di spesa. «La tutela della salute è un diritto da garantire a tutti e non un bene di consumo», conclude il consigliere.


