TRENTO. La scarsità di precipitazioni riporta in primo piano il problema dell’approvvigionamento idrico alla Maranza, dove negli ultimi giorni è stato necessario trasportare con le autobotti diverse migliaia di litri d’acqua. Una situazione che, secondo il consigliere comunale Daniele Demattè di Fratelli d’Italia, non può più essere affrontata come un’emergenza occasionale.

Il problema, sottolinea Demattè, è noto da quasi sei anni. Alla fine del 2020 era stato infatti approvato un suo ordine del giorno, collegato al Documento unico di programmazione 2021-2023, che impegnava la Giunta comunale a individuare una soluzione per garantire l’acqua sulla montagna cittadina, sia al Rifugio Maranza sia alle abitazioni della zona.

A distanza di quasi sei anni, sostiene il consigliere, non sarebbe ancora stato programmato un intervento definitivo. Il Rifugio Maranza continua così a fare affidamento sulla raccolta dell’acqua piovana in una cisterna, un sistema che entra inevitabilmente in difficoltà durante periodi prolungati senza precipitazioni.

Negli ultimi giorni è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco volontari di Povo. Secondo quanto riferito da Demattè, sabato sono stati effettuati almeno due viaggi con l’autobotte, altri due lunedì e uno martedì, per un totale di cinque rifornimenti in quattro giorni e diverse migliaia di litri d’acqua trasportati fino al rifugio.

Per Demattè si tratta di una soluzione non più sostenibile, sia sotto il profilo ambientale sia per i costi, oltre a richiedere ripetutamente l'impegno dei volontari. Il consigliere ringrazia i vigili del fuoco di Povo per il lavoro svolto, ma chiede che venga affrontata quella che considera ormai una carenza strutturale.

Tra le possibilità da valutare torna quella, già ipotizzata in passato, di portare l’acqua verso il Rifugio Maranza partendo dal Rifugio Bindesi. Demattè annuncia quindi che nei prossimi giorni presenterà una nuova interrogazione in Consiglio comunale per chiedere al sindaco quali siano le intenzioni dell'amministrazione e se sia previsto un intervento definitivo.

«Dopo quasi sei anni credo sia arrivato il momento di smettere di rinviare e di passare finalmente dalle promesse ai fatti», conclude Daniele Demattè.