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TRENTO. E’ sceso in campo il sindaco Franco Ianeselli in persona, per difendere l’elettrodotto che la Terna realizzerà attraverso il pendio della Marzola, sopra Trento. Lo ha fatto attaccando il «fotomontaggio bufala» pubblicato dall’Adige, che cercava di far capire che la montagna di Trento verrà interessata da 42 tralicci dell’alta tensione, ex novo. Ma la sua presa di posizione ha scatenato su Facebook un intenso dibattito (e noi diciamo: finalmente).
Scriveva Ianeselli: «In questi giorni circola sui social (era sull’Adige, ndr) un fotomontaggio che simula maldestramente l'impatto dei futuri tralicci che saranno installati da Terna ai piedi della Marzola. Si tratta di un fotomontaggio davvero di bassa qualità: infatti i tralicci hanno un'altezza sproporzionata e fuori scala, svettano di quasi 300 metri tanto da sembrare tante torri Eiffel (che è alta davvero 300 metri) piantate sul fianco della montagna».
Gli ha risposto l’autore dell’immagine: Franco Giacomoni, fedelissimo corrispondente da povo, uomo della montagna, satino, innamorato della Marzola: «Ebbene si! Come autore dell’articolo sull’Adige del 2 aprile e del rendering “bufala”, ammetto che le proporzioni dei tralicci sono completamente “fuori scala”. Le Torri di Madonna Bianca sono alte 41,88 metri, mentre i tralicci previsti sono 45 metri e quindi per chiedere venia del voluto errore dozzinale ho clonato grossolanamente alcune torri accanto ai tralicci “fake”. Come si vede l’impatto in altezza, anche considerando la correzione prospettica dell’obiettivo (la foto è stata scattata da Sardagna), non mi pare molto diverso. Ma la vera “fake news” è nel post del Sindaco quando afferma che “… si paventa un disboscamento indiscriminato per far posto ai tralicci: in verità, come spiegano i tecnici del Servizio Sostenibilità del Comune, il disboscamento sarà puntuale, limitato al luogo in cui saranno collocati i singoli tralicci”. Falso! Nello stesso progetto Trenta è evidenziato che ogni singolo traliccio richiederà, alla base, un taglio di legname (perenne) di almeno 400 metri quadrati senza considerare i tagli, anche questi permanenti, sul percorso dei cavi per evidenti ragioni di sicurezza. Ma la vera questione su cui si preferisce sorvolare è che si sta parlando di una zona di altissimo valore paesaggistico, naturalistico e storico che ricade in tutte le visuali di chi transita a valle e che la richiesta non è di bloccare l’elettrodotto ma di valutare la possibilità di un suo interramento ancora possibile, seguendo un semplice tracciato leggermente a valle della strada per Maranza, che richiederebbe un intervento molto meno impattante sulla vegetazione. Ma evidentemente i giochi sono ormai fatti e si tenta di difendere l’indifendibile».
Giacomoni mette molta carne al fuoco. E qui anche Angelo Spadaro, attivo componente del comitato contro l’elettrodotto del Perginese, ha da dire la sua a Ianeselli: «Si prende in giro questo mal eseguito fotoinserimento, ma ecco come Terna ha fatto quelli del tratto di linea Civezzano-Pergine che prevede costruire, ovviamente tutti a suo favore così come la scelta delle visuali. Nella foto che allego, il tratto verde è la linea pre-esistente, il tratto rosso è la linea in progetto, il tratto blu è la linea che Terna ha inserito come fotoinserimento (sic!). Abbiamo elaborato tutti i fotoinserimenti e sono tutti sbagliati! Ecco come vengono fatte le valutazioni di impatto ambientale».
C’è poi la questione del taglio del bosco: «Non è mica vero che il disbosco è puntuale sotto i tralicci, ma verrebbe accentuato proprio in mezzo alle campate se mai dove i cavi sono più bassi, comunque in pratica viene effettuato su tutta la linea» scrive Spadaro.
A dargli ragione molti altri cittadini che ricordano esempi lampanti: l’elettrodotto in Calisio (con una fascia di bosco completamente rasa a zero su tutto il percorso), o ancora a Sardagna dove un enorme traliccio – che però non è di Terna - è situato a 20 metri dalla pregiata chiesetta romanica (ed è altro due volte e mezzo lo storico tempio). «Caro sindaco in qualsiasi caso ci sarà un esbosco notevole perché sotto e nei fianchi dell’elettrodotto non può esserci vegetazione per problemi di incendi e dalla città si vedrà un bello scempio» scrive Andrea Moser.
E Nicola Lorenzoni ricorda: «Viene disboscato per via che con l'arco voltaico che si viene a creare per umidità pioggia e neve, con alberi sotto, salterebbe la linea un giorno si e uno anche e gli incendi anche».
In molti ricordano che – già che si spendono 17 milioni di euro – si poteva interrare la linea: «Esiste una strada dal Cimirlo alla Maranza, lo scavo lungo la strada non dovrebbe essere un problema». E infine «50 metri di tralicci comunque, la scusa del rendering non ben realizzato non regge per sostenere una soluzione tecnologica obsoleta come questa».
Persino una persona pacata come Remo Largaiolli, già consigliere di Villazzano, arriva a scrivere «caro sindaco. premesso che se fossi stato residente a Trento lo avrei votato insieme alla sua coalizione mi lasci dire che non sono del tutto d'accordo con il suo ragionamento in merito all'intervento che,secondo lei avrebbe bisogno di un maggior disboscamento. Inesatto. Perché? Perché esiste una pista tagliafuoco che va da Pramarquat al Forte Brusafer, quindi per quasi l'intero versante della Marzola verso Trento che potrebbe benissimo essere utilizzata senza alcun sfregio ambientale. Ritengo che l'Amministrazione deve valutare questa ipotesi. Mediti signor sindaco».
Alla fine, pesa la mancata comunicazione. Se il rendering è «una bufala», stiamo ancora aspettando che il Comune di Trento illustri il progetto a cui ha già detto di sì (e la Provincia anche, con tanto di Valutazione di impatto ambientale già concessa). Ma sul giornalino “Trento Informa” che viene distribuito a tutta la popolazione non ce n’è mai stata traccia. E quando l’Adige ne scrive – perché la discussione infuria nelle Circoscrizioni di Povo e Villazzano – si solleva il vespaio.
Alla fine, a Povo e Villazzano, della «transizione ecologica» di Trento si ricorderanno questo: il cantiere blindato delle trivelle Tav sotto il culo (ok, con letterina pochi giorni prima ai censiti), e l’elettrodotto Terna sopra la testa.


