TRENTO. Per gli antichi Greci e Romani il Simposio era quella pratica conviviale che faceva seguito al banchetto, durante la quale i commensali conversavano, bevevano, ballavano e intonavano canti, a Trento invece, da ormai venticinque anni è il locale di via Rosmini, apprezzato per la sua capacità di offrire ai clienti non solo da bere e da mangiare, ma anche un momento spensierato tra amici ricco di musica e anche giochi di società.

Anche per «Il Simposio» della città però, è arrivato il momento di chiudere i battenti, ma prima di congedarsi, venerdì il bar saluterà la clientela universitaria con un ultimo party pieno di musica, mentre l'atto conclusivo sarà lunedì prossimo con l'ultima serata giochi da tavolo, organizzata assieme all'associazione Ludimus.Il motivo della chiusura non è, come si potrebbe pensare, legato a problemi economici, ma una scelta condivisa dei titolari.

Per i tre soci Andrea Bosisio, Michela e Giuliano è arrivato il momento di dedicarsi più alla famiglia e ad altri progetti, dopo un ventennio dedicato alla ristorazione. Un mondo che dà tanto in termini di relazioni umane, ma che in cambio richiede altrettanto con orari impegnativi e una vita incentrata quasi completamente sul locale.

«Dopo vent'anni di lavoro ricco di esperienze, ma segnato da tante rinunce, abbiamo deciso che era ora di ritirarci e dedicare spazio alle nostre famiglie. Era il momento giusto», commenta Andrea Bosisio. Il Simposio cambierà gestione e con questa anche il nome. A modificarsi sarà anche il tipo di ristorazione che da trentina diventerà cinese. «In questo momento chi investe ancora in questo settore - analizza Bosisio - sono persone originarie dalla Cina e dal Pakistan. Due nazionalità che ci mettono tantissimo impegno e voglia di lavorare».

A differenza delle tante chiusure di questi ultimi anni, quella del locale di via Rosmini è stata una scelta meramente personale: «Famiglia e amicizie con questo lavoro sono sempre messe un po' in secondo piano - spiega il titolare -. Il locale ci ha dato soddisfazioni sia economiche sia a livello emotivo. Si creano degli ottimi rapporti con i clienti, ma bisogna essere sempre gentili e disponibili come abbiamo cercato di fare in questi 20 anni. La clientela è cambiata nel corso del tempo, dagli studenti universitari, compresi quelli Erasmus, agli appassionati dei giochi in scatola».

Ad essere sempre presente è stata la musica proposta in varie forme dai concerti dal vivo dei primi tempi, fino ai dj set più recenti. «Penso che tutte le band del panorama trentino sono passate da noi - racconta Bosisio -. Dai Radiottanta ai The Roldeg Stones. Poi abbiamo cambiato tipologia con una proposta più universitaria».Ma cosa serve ad un locale per durare nel tempo? «Essere accoglienti, ascoltare e avere voglia di parlare con le persone. Diventiamo un punto di riferimento e un luogo dove fare due chiacchiere e bere un bicchiere in compagnia. Ci sono state tante aperture, ma altrettante chiusure, non è un settore facile. Gli aumenti dei prezzi sono costanti e non si possono riversare ogni volta sul cliente», conclude Bosisio.

Una chiusura, dunque, con il sorriso per i proprietari, soddisfatti dei buoni rapporti consolidati nel corso degli anni ed entusiasti di iniziare un nuovo capitolo della loro vita.