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TRENTO. Due frese per non far soffocare San Martino, accelerazione della successiva progettazione sull'interramento, impegno per la messa in sicurezza delle aree Sin, con acquisizione pubblica. Il giorno dopo il confronto tra Provincia, Comune di Terento e commissaria Firmi sullo stato dell'arte per il bypass, il sindaco fa un bilancio.
Partiamo dalla questione delle due frese che bucheranno la Marzola, anziché quattro.
«Da mesi noi come Comune sosteniamo che ad equivalenza dei tempi per il completamento dell'opera, il passaggio da 4 a 2 frese non rappresenta una difficoltà, anzi. Per certi versi evita difficoltà di avere mezzi di trasporto materiale in mezzo a Trento nord. In questo modo il trasporto materiale si concentrerebbe a sud, in un'area meno urbanizzata. Apprezziamo il fatto che la commissaria Firmi ci ha esplicitato che il passaggio da 4 a 2 frese è allo studio di Rfi».
Ha esplicitato anche il cronoprogramma sul cantiere a nord, che manca ancora?
«Sappiamo che ci sono dei ritardi che si sono accumulati a nord, ieri sono arrivate buone rassicurazioni sull'attivazione dei lavori allo scalo Filzi, e sulla galleria artificiale. C'era la questione della trasparenza idraulica da risolvere, ci sembra un problema superato».
Ma Rfi ha chiarito per esempio i tempi della deviazione di via Brennero?
«Ora che la gestione anche degli aspetti più critici è risolta, sappiamo che daranno a breve il via alle lavorazioni allo scalo Filzi. Da quel momento entro un anno sarà deviata la statale del Brennero, che rimarrà deviata per un periodo di 6 - 8 mesi».
Torniamo alla questione una o due frese. Facile che le rinfaccino un cambiamento in corsa: i disagi allo scalo Filzi erano un aspetto ritenuto critico dai comitati. Avete cambiato idea?
«È cambiata la situazione. Ovvio che in generale quattro frese sono più veloci di due, ma sappiamo che ci sono dei ritardi che si sono accumulati a nord, e che ci sono delle lavorazioni complesse da fare a nord, quindi l'evidenza ci dice che le frese solo a sud non allungano i tempi».
Nel senso che quando si potranno allestire le frese a nord, quelle a sud avranno già fatto mezzo tracciato, quindi tanto vale lasciar lavorare quelle?
«Diciamo tutto sommato, la durata dei lavori non cambierà».
Passiamo al tema dell'interramento. L'allungamento dei lavori al bypass lo trasforma da progetto a utopia?
«No. Certo il rischio, allungandosi i tempi del bypass, è di allentare l'attenzione sull'interramento e noi vogliamo che succeda».
A che punto siamo?
«C'è l'impegno per presentare a inizio anno il Docfap, il documento di fattibilità delle alternative progettuali. Poi si potrà procedere con il progetto di fattibilità tecnico economica e quindi si potrà iniziare a cercare i fondi necessari».
Quanto costerà?
«Una prima valutazione in questo senso ci sarà appunto con il Docfap, l'ordine di grandezza è tra 500 milioni e un miliardo. Come la variante di Tenna, per capire».
A cosa serve progettare se non ci sono i fondi?
«Il progetto è necessario per inserire l'opera a bilancio e per cercare le risorse. Non puoi avere le risorse, se non hai il progetto».
I critici hanno evidenziato da subito l'impossibilità di rispettare i tempi del Pnrr. Ora pensa che avessero ragione?
«Nel momento in cui l'opera all'epoca è entrata nel Pnrr, il governo dell'allora ministro Giovannini ha indicato l'ipotesi di questo progetto realizzabile entro il 2026 come ampiamente verificata. A quel punto noi abbiamo lavorato a ritmo serrato, perché questi tempi fossero rispettati. Però chi, quando l'opera è uscita dal Pnrr, ha detto che non sarebbe mai stata conclusa, è smentito: il cantiere procede, con tempi più lunghi rispetto a quelli immaginati, ma con garanzia di sicurezza per i cittadini e il territorio. Mi verrebbe da dire, con il rispetto delle opinioni di ciascuno, con il cantiere in corso dovremmo tutti lavorare perché l'opera venga realizzata con queste garanzie e in tempi che non si dilatino troppo, perché anche con una sola fresa il cantiere peserà comunque sulla città».
È stato a vedere il villaggio dei lavoratori a Trento nord. «Abbiamo fatto un recente sopralluogo, si capisce la grandezza dell'opera: lì si progetta di ospitare 600 lavoratori, in alloggi con aria condizionata. La situazione mi è parsa buona, ma dobbiamo lavorare perché non si creino aree perimetrate dentro la città e perché queste persone possano godere delle opportunità che offre Trento. Ho visitato anche gli uffici del consorzio Tridentum, dove lavorano già ora 80 ingegneri. Ecco, anche a questo bisognerebbe pensare, quando si parla del bypass: non è stato progettato per l'indotto che crea, ovvio, ma è innegabile ci sia un indotto».
Legati al bypass ci sono i destini di Trento nord.
«È innegabile che la realizzazione del bypass faciliti la soluzione, lo ha già fatto in termini di agevolazione di un dibattito prima inesistente. C'è un tavolo di lavoro impegnato nella ricerca di una soluzione per la messa in sicurezza, anche con il coinvolgimento dello Stato».
La posizione del Comune è sempre quella dell'esproprio?
«Per noi la soluzione è l'acquisizione pubblica».


