TRENTO. La Grappa Ig non deve cambiare identità per conquistare nuovi consumatori. Deve, piuttosto, imparare a raccontarsi meglio. È il messaggio lanciato dall’Istituto Tutela Grappa del Trentino agli Stati Generali della Grappa, andati in scena a Roma il 15 settembre nell’ambito del Roma Bar Show, dove il comparto si è confrontato sul futuro del distillato italiano per eccellenza. Dal Trentino arriva una linea chiara: spostare il baricentro della comunicazione dalla sola tradizione al valore percepito dal consumatore. Non basta più spiegare che cos’è la Grappa o da dove nasce. Occorre far capire perché può stare, a pieno titolo, accanto ai grandi distillati internazionali: per complessità, autenticità, legame con la materia prima e capacità di raccontare un territorio.

«Per troppo tempo abbiamo comunicato la Grappa partendo dalla Grappa stessa: dalla tradizione, dalla normativa, dalle vinacce, dalle distillerie - afferma Alessandro Marzadro, Presidente dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino - sono elementi fondamentali, ma oggi dobbiamo avere il coraggio di partire dal consumatore e dai valori che cerca nei grandi distillati: complessità, autenticità, unicità ed esperienza». Il punto non è parlare soltanto a chi la Grappa la conosce già, ma intercettare una fascia più ampia di appassionati: consumatori curiosi, attenti alla qualità, abituati a scegliere altri distillati per il racconto e l’esperienza che portano con sé. In questo scenario, la Grappa può giocare una partita nuova, a condizione di presentarsi non come ricordo del passato, ma come distillato contemporaneo, riconoscibile e profondamente italiano. «La Grappa non deve diventare altro da sé per essere contemporanea - sottolinea Marzadro - deve raccontare con più forza ciò che è già: un distillato autentico, legato alla materia prima, al territorio e alla cultura produttiva italiana e il nostro compito è renderla più comprensibile e più desiderabile».

Accanto al tema del racconto, c’è quello del prodotto. La direttrice indicata dall’Istituto non è l’omologazione ai gusti internazionali, ma una maggiore piacevolezza di consumo: equilibrio, accessibilità, qualità sensoriale e capacità di accompagnare occasioni diverse, senza cancellare carattere e identità aromatica. Affinamenti, sperimentazioni sui legni, selezione della materia prima, valorizzazione dei vitigni e dei territori diventano così strumenti per aumentare la ricchezza espressiva della Grappa. Innovare, dunque, non significa snaturare il prodotto, ma renderlo più leggibile e più competitivo. «L’innovazione deve essere uno strumento di valorizzazione, non di trasformazione - aggiunge Marzadro - dobbiamo aumentare la piacevolezza senza perdere carattere, guardando anche a ciò che accade nel mondo dei grandi distillati e adattando le migliori esperienze alla nostra identità produttiva».

Il terzo capitolo riguarda gli investimenti. Per l’Istituto Tutela Grappa del Trentino, il rilancio della categoria non può poggiare su iniziative isolate o campagne occasionali. Servono continuità, risorse e una strategia comune, costruita su obiettivi misurabili e sostenibile anche per le imprese più piccole. «Se vogliamo che la Grappa conquisti un ruolo più forte nel mercato di domani, dobbiamo fare sistema - conclude Marzadro - serve un progetto comune, graduale ma ambizioso, la Grappa ha tutte le carte per crescere: dobbiamo investire insieme nel suo racconto, nella sua qualità e nella sua reputazione».

Da Roma, quindi, parte un messaggio che guarda oltre il singolo appuntamento: la Grappa IG può aprire una nuova stagione se saprà unire identità e linguaggio contemporaneo, tradizione e piacevolezza, ambizione e lavoro di squadra. Una sfida che il Trentino intende affrontare da protagonista.

L’Istituto di Tutela della Grappa del Trentino è stato fondato nel 1960 con l’obiettivo di tutelare e promuovere il prodotto. Oggi conta 24 soci che rappresentano la quasi totalità della produzione trentina ed ha il compito di valorizzare la produzione tipica della Grappa ottenuta esclusivamente da vinacce prodotte in Trentino e di qualificarla con un apposito marchio d’origine: il tridente con la scritta “Trentino Grappa”. Quello della grappa in Trentino è un settore di non piccolo conto, soprattutto se calato nell’economia locale. Ogni anno vengono prodotti in Trentino circa 7.500 ettanidri di grappa, il 10% del totale nazionale in bottiglie da 70 cl, vale a dire circa 2,5 milioni di bottiglie equivalenti, distillando 130 mila quintali di vinaccia. Tre le tipologie principali di grappa prodotta: quella da uve bianche e aromatiche, che rappresenta il 60% del totale, e il restante 40% da uve a bacca rossa.

C.L.