TRENTO. «Il problema delle bonifiche dei terreni di Trento Nord si deve risolvere adesso, altrimenti il rischio è di dover rinviare tutto per anni». Mario Tonina ci crede. Il vice presidente della giunta provinciale e assessore rivela di aver incontrato a più riprese negli ultimi tempi il Comune, nella persona dell'assessore alla transizione ecologica Ezio Facchin e dei tecnici, e di aver chiaramente concordato la strategia: «Ci siamo detti che questo è il momento di agire e stiamo lavorando anche a livello ministeriale».

Dunque la Provincia, che col presidente Maurizio Fugatti qualche settimana fa aveva ribadito anche alla commissaria straordinaria per il quadruplicamento della linea ferroviaria del Brennero, Paola Firmi, la necessità di affrontare l'interferenza del progetto di circonvallazione di Trento con ex Sloi ed ex Carbochimica approntando un progetto di bonifica complessiva del sito, considera questa opzione ancora aperta. Nonostante i tempi stretti.

Se queste sono le intenzioni risulta però sorprendente il fatto che la Provincia non si sia mossa per accedere ai finanziamenti che il Pnrr riserva per la bonifica dei cosiddetti "siti orfani". Si tratta di siti inquinati dove i responsabili dell'inquinamento non siano identificabili o comunque non abbiano avviato le procedure necessarie alla bonifica.

Il ministero ha stanziato 500 milioni per anticipare gli interventi dei privati ma la Provincia, con nota del 19 novembre scorso, ha inviato al ministero un elenco di quattro interventi di riqualificazione riguardanti l'ex discarica di polverino di acciaieria a Borgo Valsugana; la bonifica del terreno in via Gozzer, sempre a Borgo; la bonifica dell'area Casotte lotto n.2 a Mori; la bonifica dell'area ex Alumental sempre a Mori. Di Trento Nord insomma nessuna traccia.

Intanto all'interno della documentazione relativa alla procedura di Valutazione di impatto ambientale del progetto di circonvallazione ferroviaria nell'affrontare il discusso capitolo dell'intervento tra i terreni inquinati si ricorda come sia in corso la bonifica delle rogge che da lì in giù scorrono accanto ai binari, auspicando che all'epoca dello scavo e dell'asporto di 48.000 metri cubi di terreno almeno le rogge siano state "ripulite".

Una speranza che rischia però di andare delusa perché in realtà dopo l'apertura del cantiere, avvenuta alla fine di novembre del 2020, quell'intervento, che avrebbe dovuto terminare entro 560 giorni, è invece rimasto sostanzialmente fermo. Per un problema tecnico.

I sondaggi effettuati durante tutto il 2021 hanno evidenziato un livello della falda sempre molto alto, anche nei periodi di magra, tale da non permettere lo scavo e l'asporto "a secco" del materiale inquinato depositato nelle rogge.

«Fare la bonifica in quelle condizioni - spiega l'ingegner Mauro Groff, dirigente del Servizio Opere ambientali della Provincia - significherebbe raddoppiare i costi perché anche l'acqua dovrebbe essere trattata come rifiuto speciale. Abbiamo perciò proposto una soluzione di scavo fatta previa impermeabilizzazione del terreno in profondità».

L'autorizzazione dell'Agenzia provinciale per l'ambiente in questo senso è arrivata nell'ottobre scorso ma non c'è invece ancora quella del Ministero della transizione ecologica, che cofinanzia l'opera di bonifica. «Speriamo che arrivi entro febbraio» auspica Groff.

Dopodiché i tempi per portare a termine la bonifica del Lavisotto, fino alla zona di via Fratelli Fontana, dove si ferma il primo lotto, ripartiranno praticamente da zero e ci vorranno quasi due anni per terminare.

Il rischio che l'intervento vada a interferire con i lavori della circonvallazione ferroviaria in somma c'è. «Sarebbe comunque un'interferenza limitata al tratto della Carbochimica» spiega Groff.

Coordinare i cantieri non dovrebbe insomma essere un ostacolo insormontabile.Nessun problema invece per lo slittamento in avanti del secondo lotto di bonifica delle rogge, quello che interesserà il tratto in cui le stesse scorrono sotto via Petrarca e le strade cittadine. Per questo tratto, tecnicamente molto complesso, si pensa di predisporre un appalto concorso chiedendo ai partecipanti un intervento automatizzato, vista l'impossibilità di operare in sicurezza nel sottosuolo; ma evidentemente si tratta di un intervento del tutto indipendente rispetto alla circonvallazione ferroviaria e che potrà essere fatto senza fretta.