TRENTO. Il possibile stop al bollo auto per automobili e motocicli fino a 80 kW dal 2027 apre in Trentino anche il tema della destinazione delle risorse. A sollevarlo è la consigliera provinciale Michela Calzà, che ha depositato un'interrogazione chiedendo alla Provincia di valutare come applicare sul territorio la misura annunciata dal Governo e, soprattutto, come utilizzare l'eventuale compensazione statale o il gettito che dovesse essere mantenuto.

Il punto di partenza è la natura del bollo, che in Trentino costituisce un tributo proprio provinciale. Secondo Calzà, l'Autonomia dovrebbe consentire alla Provincia di scegliere autonomamente come intervenire, senza limitarsi a recepire la misura nazionale.

L'esenzione annunciata a livello statale riguarda motocicli e automobili fino a 80 kW, senza differenziazioni legate al reddito dei proprietari o alla classe emissiva dei veicoli. Nell'interrogazione viene quindi chiesto alla Provincia di valutare anche un'applicazione diversa e più selettiva, introducendo criteri sociali e ambientali.

Prima di assumere una decisione, sottolinea la consigliera, sarebbe però necessario conoscere con precisione il gettito interessato dall'eventuale esenzione e l'ammontare della compensazione che arriverebbe dallo Stato.

La proposta guarda poi al trasporto pubblico. Una parte delle risorse eventualmente disponibili potrebbe infatti confluire, secondo Calzà, in un fondo straordinario per il trasporto pubblico locale, destinato a migliorare la qualità del servizio. Tra gli interventi indicati ci sono l'aumento della frequenza delle corse, una maggiore affidabilità dei collegamenti e delle coincidenze, fermate più accessibili e confortevoli, sistemi di bigliettazione e infomobilità più moderni e un'offerta più adeguata nelle aree dove oggi il servizio presenta maggiori difficoltà.

Il tema si inserisce in un quadro più ampio di discussione sulle scelte di mobilità del Trentino. Nell'interrogazione vengono richiamate le criticità dell'Alto Garda, i collegamenti ferroviari della Val di Sole e i ritardi nell'elettrificazione della Valsugana, indicati come esempi delle difficoltà ancora presenti nel rendere il trasporto pubblico un'alternativa competitiva all'auto privata.

Secondo Calzà, la questione riguarda anche la programmazione di lungo periodo. La consigliera evidenzia infatti l'assenza di un Piano provinciale della mobilità sostenibile, mentre sono in programma importanti investimenti sulle infrastrutture stradali.

La proposta, dunque, collega l'eventuale intervento sul bollo a una scelta più ampia sul modello di mobilità del territorio: da una parte il sostegno economico agli automobilisti, dall'altra la possibilità di utilizzare le risorse per rendere più conveniente e accessibile il trasporto collettivo.

«Il provvedimento nazionale può diventare l'occasione per scegliere quale Trentino vogliamo», sostiene Calzà, indicando nella possibilità di utilizzare l'autonomia fiscale uno strumento per orientare le politiche provinciali sulla mobilità.