POVO. Non c'è pace per la chiesetta di Sant'Agata sul colle di Povo, colpita nuovamente da vandali ignoti che, senza alcuna motivazione apparente, si sono accaniti non solo sulla struttura esterna, ma anche sugli oggetti (pochi, per la verità) presenti all'interno.

La denuncia è arrivata via social circa una settimana fa, quando un cittadino ha segnalato lo spiacevole episodio. «Mi spiace dover comunicare che ancora una volta alcuni vandali si sono accaniti contro la porta di accesso alla chiesetta di S. Agata - ha scritto l'uomo, - spaccando la serratura e alcune cose rimaste all'interno».

Come mostrato poi dalle fotografie scattate sul luogo, a subire danni ingenti è stata per prima la porta d'ingresso, con la serratura divelta a suon di colpi, probabilmente con qualche arnese o strumento di grande resistenza vista l'entità del danno.

Agli evidenti segni sul portone in legno si sono accompagnati i danni causati a quei pochi oggetti rimasti, ormai da tempo, all'interno della chiesetta: panche e sedie ribaltate e distrutte, piccoli banchi danneggiati in modo importante, insomma una situazione di caos e vandalismo che, hanno poi aggiunto i cittadini della collina est, non ha giustificazione.

«Sarei veramente curioso di capire cosa frulla nella testa di questi vandali - ha aggiunto l'uomo che per primo si è accorto dell'accaduto. - È una cosa intollerabile anche perché la chiesetta è praticamente vuota al suo interno e comunque i curiosi lo possono verificare guardando attraverso le due finestrelle poste ai lati della porta d'ingresso. Anche uno dei gradini esterni in pietra è stato spezzato. Quindi è solo voglia di fare danni ad un bene comune!».

Ed in effetti risulta alquanto difficile capire la motivazione di un simile accanimento anche perché, come evidenziato dai residenti, non è la prima volta che la struttura subisce attacchi di questo tipo. Alla rabbia (giustificata) di alcuni, si sono aggiunte poi le riflessioni di chi, cercando una soluzione, ha proposto alcuni interventi: una denuncia, in primis, ma ovviamente rivolgendola verso ignoti e senza alcuna prova dei colpevoli si sarebbe trattato di un tentativo a vuoto; altri invece hanno puntato sulle fototrappole (come già ipotizzato anche da altre realtà del territorio, ad esempio Ravina, per individuare coloro che abbandonano l'immondizia in campagna), aggiungendo che, una volta identificati i colpevoli, si potrebbero punire, per cominciare, con la pulizia e la sistemazione della chiesetta danneggiata.

Quel che rimane comunque, almeno per il momento, è la rabbia (e la tristezza) della cittadinanza nei confronti di atti vergognosi e ingiustificati, compiuti oltretutto in modo reiterato e con sorprendente leggerezza e goliardia nei confronti di strutture che sono, di fatto, un bene comune e a disposizione di tutti.