TRENTO. Un modello diverso per l'assistenza agli anziani non autosufficienti, con strutture meno isolate e più integrate nei paesi e nei quartieri. È la direzione indicata dalla mozione approvata all'unanimità dal Consiglio provinciale, presentata dalla consigliera del Partito Democratico Francesca Parolari e successivamente emendata e accolta dall'aula.

Il documento impegna la Giunta provinciale a valutare un aggiornamento delle direttive per la progettazione delle Rsa, tenendo conto delle riflessioni contenute nella mozione e avvalendosi del supporto di una specifica commissione tecnica.

Il tema è quello della non autosufficienza e, più in generale, di come dovranno essere progettati i luoghi destinati ad accogliere le persone anziane che non possono più vivere autonomamente. L'obiettivo indicato da Parolari è quello di avviare un cambio culturale nel modo di concepire l'assistenza residenziale, superando il modello delle grandi strutture separate dal tessuto sociale.

La prospettiva è quella di strutture più piccole e diffuse, capaci di inserirsi nel contesto in cui vivono gli anziani. Le Rsa vengono così immaginate come «case fra le case», ambienti nei quali mantenere, per quanto possibile, il rapporto con il proprio quartiere, il proprio paese e la propria rete sociale.

Non si tratta soltanto di una questione architettonica. Il modello proposto punta infatti a costruire ambienti più flessibili e integrati, rispettosi delle abitudini e della dignità delle persone anziane e allo stesso tempo più attenti alle esigenze dei familiari e degli operatori che lavorano nelle strutture.

La mozione ha incassato anche la disponibilità dell'assessore provinciale Mario Tonina a valutare l'aggiornamento delle direttive che regolano la progettazione delle strutture. Un eventuale intervento sulle regole potrebbe avere conseguenze anche sulla programmazione degli investimenti e sull'utilizzo delle risorse destinate all'assistenza residenziale.

La discussione ora dovrà proseguire sul piano tecnico. Il passaggio indicato dal documento approvato dall'aula prevede infatti il coinvolgimento di una commissione tecnica, chiamata a supportare la valutazione dell'aggiornamento delle direttive provinciali.

Il voto unanime segna intanto un punto di partenza condiviso: ripensare gli spazi della non autosufficienza non soltanto come luoghi di cura, ma come ambienti inseriti nella comunità, nei quali l'assistenza possa conciliarsi con la qualità della vita e con il mantenimento dei legami sociali.